Con Berlinguer alla Casa del Popolo San Niccolò a Firenze

Il 15 febbraio 2023, alla Casa del Popolo di San Niccolò a Firenze, c’è una occasione imperdibile per chi ancora legge Berlinguer, pensa a Berlinguer, crede in Berlinguer e nelle sue intuizioni.  La rassegna “Big Bang. Il circolo in città” propone una serata dedicata a Enrico Berlinguer con filmati, testimonianze, dibattito.  Il nostro libro “Berlinguer, vita trascorsa, viva vivente” (Castelvecchi Editore, 2023)  non poteva mancare e infatti lo presenteremo, Simone Siliani ed io,  alle 21 nel corso del dibattito pubblico.

Susanna Cressati

Berlinguer tra realismo e utopia: incontro alla libreria Malaparte

Il 12 dicembre, con il sostegno dell’Istituto Gramsci Toscano, abbiamo presentato la nuova edizione di “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente” (Castelvecchi Editore) alla libreria Malaparte di Firenze. Libreria indipendente, nuova, piccola e coraggiosa in pieno centro storico. Pubblico numeroso oltre ogni aspettativa, attento, partecipe. Prendendo spunto dal nostro libro ne è venuta fuori una conversazione attualissima e animata, che ha messo in luce vari aspetti del segretario del PCI: Berlinguer tra utopia e realismo, tra conservatorismo e visionarietà, tra faticosi ritardi e folgoranti intuizioni. Un politico vero, non un politicante, al quale, come dice lo scrittore Maurizio Maggiani nel suo contributo al libro, tanti hanno creduto e non smettono ancora di credere.

Un ringraziamento sentito alla libreria Malaparte, all’Istituto Gramsci che ci ha supportato, in particolare Vittoria Franco, al collega Massimo Vanni per le sue sollecitazioni e a tutti gli intervenuti.

Ecco la registrazione integrale dell’incontro, realizzata da Daniele Papi di SestoTV

Lunedì 12 dicembre incontro alla Libreria Malaparte di Firenze

Il nostro libro “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente” comincia il suo viaggio tra la gente. Ci sono tante cose nuove su cui noi autori, Susanna Cressati e Simone Siliani, desideriamo confrontarci con i lettori. Il pensiero del segretario del PCI è ancora attualissimo e può offrirci sorprendenti indicazioni per guardare il presente della politica. Prima uscita lunedì 12 dicembre, alle 17.45 presso la Libreria Malaparte, via dell’Agnolo 30/r Firenze. L’Istituto Gramsci Toscano, che promuove l’incontro, sarà rappresentato da Vittoria Franco, che compare anche tra gli intervistati del libro. Il giornalista Massimo Vanni dialogherà con gli autori.

Seconda edizione: ecco le novità

Perché lavorare alla seconda edizione di un libro? Per molte ragioni. Le nostre sono state queste: perché la prima (edita da Maschietto, a cui va il nostro ringraziamento) ha raccolto, nel corso delle numerose presentazioni in giro per l’Italia, attenzione e consensi molto larghi e significativi, richieste di approfondimento e di discussione, suggerimenti di altri temi da affrontare che non volevamo trascurare o lasciar perdere. Perché noi stessi avevamo cose nuove da chiedere e da dire, scaturite dal lavoro precedente e dalle successive, ininterrotte ricerche e letture. Infine (perché no) per onorare il centenario della nascita dello statista di cui ci siamo occupati tanto a lungo e il cui contributo alla costruzione dell’Italia democratica viene riconosciuto ancora da ogni parte politica oltre che da larga parte degli italiani.

Grazie a Castelvecchi Editore abbiamo potuto realizzare questa piccola impresa in tempi non facili per l’industria culturale del nostro paese e grazie alla disponibilità di altri intervistati abbiamo potuto elaborare ed arricchire il testo precedente.

Siamo comunque partiti dalla citazione di Berlinguer che scegliemmo nel 2016 per presentare il libro: “Senza questo passato dell’Europa, senza il lascito della specie umana vissuta sulla nostra Terra, l’umanità sarebbe priva di un suo punto di riferimento costitutivo. Anche una guerra locale in Europa, ammesso che sia possibile, metterebbe fine a molta vita vivente, e a questa grande vita divenuta testimonianza storica. La vita vivente conta certo più di quella trascorsa; ma anche questa umanità già vissuta conta in modo determinante”. Era il 1984.

Viviamo in tempi tristi, ci ha detto Nadia Urbinati salutando l’uscita del libro, tempi in cui sembra necessario rifarsi a biografie di chi non c’è più per trovare il bandolo del pensiero. E tuttavia (spes contra spem) anche attraverso operazioni come questa possiamo fare un’opera di consapevolezza (o di memoria attiva) per comprendere come alcune persone oggi siano così attuali nonostante il tempo passato. La frase di Berlinguer da cui abbiamo preso il titolo del nostro libro parla di una possibile guerra nucleare (circoscritta) in Europa e negli anni ’80 veniva sbeffeggiato per questa sua “consapevolezza”. Dove siamo oggi? A tremare per una possibile guerra nucleare in Europa. Andiamo avanti a tentoni nel buio di questi tempi, ma forse questa “memoria” ci può aiutare: come immaginarsi un leader politico, un intellettuale più attuale di questo?

E’ anche doveroso parlare delle novità che caratterizzano questa edizione. Abbiamo aggiunto alcuni interlocutori ai tanti che hanno dato corpo al primo testo. I primi due, Luigi Berlinguer, accademico, politico ed ex ministro della Pubblica Istruzione e Salvatore Cherchi, ex sindaco di Carbonia e parlamentare del PCI e del PD, ci hanno aiutati a inquadrare la figura di Enrico Berlinguer nella sua amatissima terra di origine, nel suo ambito familiare, nella sua formazione politica e civile dagli esordi come giovane ribelle a fianco dei manifestanti durante i “moti del pane” del 1944 a Sassari ai numerosi ritorni nell’isola come dirigente comunista di primo piano e infine come segretario del partito.

Con Pietro Grasso, che è stato magistrato e presidente del Senato, abbiamo analizzato la lettura politica berlingueriana del fenomeno della criminalità organizzata nel nostro paese. Con Rossella Muroni abbiamo approfondito il contributo precoce ed originale di Berlinguer alla formazione di un pensiero e di una politica ambientalista nella sinistra italiana. Infine la storica Giulia Bassi ha messo a fuoco per noi il concetto di “popolo” così come si è evoluto nel corso della storia del PCI e le caratteristiche della leadership berlingueriana.

Susanna Cressati e Simone Siliani

 

E’ uscita la nuova edizione con nuovi capitoli

Nell’anno del centenario della nascita di Enrico Berlinguer è uscita per i tipi di Castelvecchi Editore la seconda edizione del nostro “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente”, con due capitoli nuovi sulla sua Sardegna, sulla criminalità organizzata, su popolo e populismi e sull’ambiente. Con interviste a Pietro Grasso, Rossella Muroni, Salvatore Cherchi e Giulia Bassi.
Scriveva Berlinguer nel 1984: “Senza questo passato dell’Europa, senza il lascito della specie umana vissuta sulla nostra Terra, l’umanità sarebbe priva di un suo punto di riferimento costitutivo. Anche una guerra locale in Europa, ammesso che sia possibile, metterebbe fine a molta vita vivente, e a questa grande vita divenuta testimonianza storica. La vita vivente conta certo più di quella trascorsa; ma anche questa umanità già vissuta conta in modo determinante”. Come immaginarsi un leader politico, un intellettuale più attuale di questo?
Da dicembre saremo in giro per l’Italia a discutere e presentare il “nostro” Berlinguer.
Susanna Cressati e Simone Siliani

Modernità di Berlinguer: incontro con Aldo Tortorella

L’11 giugno 1984 moriva Enrico Berlinguer. Per ricordarne la figura e dibattere alcuni dei più importanti aspetti del suo lascito politico e culturale l’Istituto Gramsci toscano ha promosso un incontro sulla sua figura nell’ambito delle iniziative per i 100 anni della fondazione del PCI. Protagonista dell’iniziativa è stato Aldo Tortorella, già membro della Segreteria nazionale del Pci, a cui hanno posto domande e sollecitazioni Simone Siliani e Paolo Ceccarelli. In seguito Alberto Leiss ha curato una sintesi di quanto emerso, oggi pubblicata sul periodico Cultura Commestibile. Leggi tutto “Modernità di Berlinguer: incontro con Aldo Tortorella”

Berlinguer: ieri, oggi… domani! su Casentino 2000

Oggi, giorno in cui ricorre il centenario della nascita di Enrico Berlinguer, su Casentino 2000 è comparsa una intervista che Mauro Meschini ha fatto a me e a Simone Siliani a partire dal nostro libro “Berlinguer. Vita vissuta vita vivente”. Grazie e Mauro e buona lettura. https://www.casentino2000.it/berlinguer-ieri-oggi-domani/

Berlinguer: ieri, oggi… domani!

25 Maggio 2022

di Mauro Meschini – Questo è un articolo di quelli in cui, se fosse il mare, ti tufferesti senza pensarci, tanta è la sintonia con la storia che si sta scrivendo. Per questo abbiamo deciso di lasciare ad altri che, come noi, hanno condiviso momenti di “bella Politica”, il compito di raccontare e ricordare Enrico Berlinguer.

Susanna Cressati, è stata inviata de “L’Unità” e capo ufficio stampa della Regione Toscana. Mentre Simone Siliani, ha ricoperto importanti ruoli in Regione Toscana e nel Comune di Firenze, oggi è direttore della fondazione Finanza Etica.

Nel 2016 hanno proposto insieme il volume “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente” (Maschietto Editore) che, già allora, metteva in evidenza molti degli aspetti che, a cento anni dalla sua nascita, abbiamo voluto portare all’attenzione, alla conoscenza e alla riflessione di tutti.

Per questo anniversario ho subito pensato al vostro libro, anche perché, già il titolo evidenzia come, quanto detto, pensato, praticato dal segretario del Partito Comunista, si possa considerare assolutamente attuale nel nostro presente…

Simone Siliani. «Il titolo è indicativo per noi ed è una parte di una frase di Berlinguer. Questo è un libro che propone una tesi per la quale soprattutto il “secondo Berlinguer”, quello che vediamo dopo la fine del compromesso storico, è stato in grado di capire i profondi cambiamenti che erano in corso nella società italiana e mondiale; di cercare nuovi referenti sociali e politici per il proprio partito; di proporre una serie di temi, su cui fa scelte e proposte politiche, che oggi parlano per noi in un modo straordinariamente attuale.

I temi dell’austerità, della pace, dei diritti delle persone, la questione morale… sono tutti temi che la società di allora e anche il suo partito, capivano e approfondivano poco.

L’idea dell’usterità non era un richiamo ad una vita da “carmelitano scalzo”, ma l’idea sul perché si produce, come e con quale impatto sull’ambiente.

Berlinguer fece una delle sue ultime interviste sul Futuro con Ferdinando Adornato, un’intervista meravigliosa in cui parla della rivoluzione digitale, anche se non la definisce con questo termine, ma allora, nel 1982, nessuno pensava al cellulare ed esistevano ancora pochi computer. Alla fine Adornato gli chiede: “Ma il sol dell’avvenire non arriva?“. E Berlinguer rispose: “Il sol dell’avvenire… si, oggi ne parlano soprattutto gli scienziati perché in fondo il tema è quello dell’energia solare!“. Con 40 anni di anticipo Berlinguer parla di un mondo che non poteva concretamente vedere ma che riusciva a pensare con la sua capacità di andare oltre. Io non penso che la società e la politica di oggi siano in grado di apprezzare questo tipo di riflessione così profonda. Con un Berlinguer che, con un grande senso di responsabilità, si fa carico di portare un terzo della popolazione italiana verso approdi nuovi. Questo pensiamo sia il Berlinguer più interessante».

Susanna Cressati. «Questo libro raccoglie anche interviste con giornalisti, parlamentari, intellettuali. Nel ricercare questi contributi abbiamo anche esplorato il dibattito che c’è stato in questi anni sulla figura di Berlinguer. Abbiamo rilevato posizioni che affermavano che bisognava abbandonare Berlinguer. Come Miriam Mafai che invitava a dimenticare sia il compromesso storico sia l’alternativa democratica considerandole formule che non aiutavano la sinistra. Ci sono poi altri, tra questi anche noi, che invece dicono che nonostante le difficoltà, le sconfitte, i progetti incompiuti ancora c’è bisogno di fare i conti con l’eredità di Berlinguer. Non si può liquidare in modo così semplice, come fosse ininfluente, anche rispetto a quelle che possono essere le sorti di un pensiero di sinistra oggi. Abbiamo scelto le tematiche che secondo noi sono le più significative e che possono essere ancora ispiratrici di un qualche progetto, come il discorso del Teatro Eliseo su l’austerità».

Un tema che già allora poneva la questione del rispetto. Del rispetto del pianeta dove viviamo, di quello che viene fatto e prodotto e di come questo deve essere condiviso tra tutti…

Susanna Cressati. «Tra l’altro era un discorso pronunciato in ambito culturale, era un incontro con persone che, secondo Berlinguer avrebbero dovuto pensare ed essere fonte di una nuova cultura che poi il partito avrebbe potuto trasformare in progetto politico… L’eredità di Berlinguer andrebbe forse trattata come un classico, avulso da quella che è poi la battaglia politica, questo forse il modo giusto di affrontare questa riflessione».

Pensando a quello che avete detto. Un aspetto forse positivo è il fatto che, un così grande patrimonio di proposte e di idee, presentato in un modo così profondo e con una visione così avanzata, sia stato ripreso da pochi, anche perché bisognerebbe avere la capacità di gestire temi che non possono essere oggetto di banali tweet o post….

Invece, quanto sarebbe prezioso riprendere, al di là dei contenuti, il significato racchiuso nel modo utilizzato da Berlinguer per portare avanti ciò in cui credeva? Se non pensi, se non costruisci un progetto, se non rifletti non puoi avere una proposta. Il compromesso storico non è nato da una dichiarazione ad un giornalista, ma da articoli in cui Berlinguer iniziava ad analizzare quanto era accaduto in Cile…

Susanna Cressati. «C’è una testimonianza che abbiamo raccolto in Sardegna che forse può dare il senso di quale era il modo con cui Berlinguer interpretava il suo ruolo di dirigente politico. In occasione di una campagna elettorale il compagno che aveva organizzato la sua visita aveva previsto di fare tappa in un paio di fabbriche e in una di queste Berlinguer avrebbe dovuto fare un breve intervento. Ma anche da un’altra fabbrica viene poi la richiesta di incontrarlo e quando gli viene proposto Berlinguer in un primo momento non è molto contento ma poi accetta e tutto si svolge nel migliore dei modi. Il giorno dopo però Antonio Tatò (era il segretario personale di Enrico Berlinguer, n.d.r.) andò dal compagno che aveva organizzato la visita e gli fece sapere che: “Mi ha detto il segretario di dirti che non hai organizzato bene la giornata di ieri, perché avevo preparato uno specifico discorso per gli operai di una fabbrica e ho dovuto improvvisare di fronte ai lavoratori dell’altra che invece avevano il diritto di sentirsi dire cose diverse perché io non sono un politicante che ha il discorso buono per tutte le occasioni“. Questo era Berlinguer, voleva conoscere, voleva sapere, studiava per affrontare in modo puntuale ciò che riguardava le persone che aveva di fronte. Questa era il modo di interpretare la dirigenza politica di un segretario nazionale, anche se doveva parlare in un piccolo paese della Sardegna».

Simone Siliani. «Mi viene in mente che, per certi aspetti, Berlinguer potrebbe essere oggi un intellettuale di alto livello, proprio per questo tipo di impostazione profonda, di riflessione, di studio, di non dire mai le cose scontate, di pensare a quello che si dice….

Lui, tra le altre, aveva una cosa che manca ai politici del nostro tempo: il popolo. Il partito e il popolo non erano due cose diverse come accade oggi. Oggi i partiti sono strutture di “potere”, detto in senso neutro….».

In senso tecnico si potrebbe dire che sono delle agenzie di stampa…

Simone Siliani. «Esatto. Sono un po’ agenzie di stampa e un po’ un’oligarchia di persone che stanno intorno ad un capo, ma sotto hanno il vuoto, indipendentemente dal numero di voti che prendono. Il partito era come una piramide con un segretario, i dirigenti nazionali e locali, ma il popolo che stava alla base con la dirigenza interloquiva, discuteva, fino all’infinito a volte e i dirigenti erano obbligati ad andare nelle sezioni a discutere. Questa continuità tra il popolo e il partito oggi si è completamente persa e credo non sarà possibile ricostruirla perché la disintermediazione tra il popolo e le decisioni del potere è assoluta in tutti i campi, in economia, nelle istituzioni… poi c’è la disintermediazione prodotta dai social che danno l’illusione di contare, che davvero “uno vale uno”… il cittadino che partecipa sui social pensa di avere una verità assoluta che in quanto lui la dice debba affermarsi, ma questo non accade, intanto perché non esiste una verità assoluta, ma perché era il meccanismo dialettico il sistema che ti portava a discutere e vedere posizioni diverse anche cambiare. Si era obbligati ad articolare, spiegare, confrontarsi. Questo processo è definitivamente assente nei social e non potrà tornare. Ma potrebbe tornare, e ci vorrebbero politici coraggiosi, la capacità di approfondimento dei temi».

Susanna Cressati. «Penso che sia molto interessante quello che hai detto sul fatto che Berlinguer possa essere un intellettuale di alto profilo. Questo testimonia in fondo la forza delle idee. Che poi queste non passassero solo attraverso il partito, ma anche dai movimenti, Berlinguer lo aveva capito. Era importante che il partito avesse tanti iscritti, ma si doveva guardare anche al movimento delle donne, dei giovani, della pace e stare dentro queste realtà. Oggi pensando all’ambiente e a Friday for future si vede che ancora la forza delle idee è possibile, è ancora attiva, non passa più dai canali di un partito ma attraverso altre strade».

Parlando delle idee, anche il modo di proporle metteva in evidenza il rispetto di Berlinguer per la carica che ricopriva, per il luogo dove le esponeva, per la Democrazia nel suo insieme. Penso ad oggi e al lungo tempo trascorso senza che il Parlamento avesse veramente la possibilità di discutere. Andiamo avanti con decreti legge e voti di fiducia e della Repubblica parlamentare rischia di rimanere ben poco, con tutti gli schieramenti che hanno lo stesso atteggiamento, compreso quello di lamentarsi quando sono all’opposizione…

Simone Siliani. «Infatti Berlinguer ha fatto pochi discorsi alla Camera e al Parlamento europeo, penso per quello che dicevi e cioè per il rispetto istituzionale del luogo. Lui era il capo di un partito e quindi interveniva quando c’erano i grandi dibattiti, che oggi non ci sono più anche perché quello era un sistema effettivamente parlamentare. Era il segretario del partito, portava la voce della sua organizzazione con grande rispetto dato anche dal modo con cui si preparava. Ci raccontava Vannino Chiti (ex Presidente della Regione Toscana, n.d.r.) che Berlinguer una volta doveva partecipare ad un Comitato regionale, nei giorni precedenti lo chiamò Antonio Tatò e gli disse: “Purtroppo il segretario può essere presente solo alla conclusione dell’incontro ma ti chiede di prendere appunti su tutto e di inviarli“. Chiti segue le indicazioni e Berlinguer fa talmente uso dei materiali ricevuti che quando viene a Firenze chiama Chiti da parte e chiede su tutto ulteriori chiarimenti e conferme. Un lavoro da vero dirigente politico che non solo guida una struttura, ma che l’ascolta e la rispetta moltissimo. Secondo me questo è un altro elemento caratteristico di uno stile umano e politico».

Proviamo a fare adesso un’ipotesi, pensando a quello che Berlinguer farebbe oggi… Ecco, guardando la foto della copertina del vostro libro scattata in occasione della manifestazione di Firenze del 1980, oggi rispetto alla pace perduta e alla guerra in Ucraina e altrove cosa farebbe?

Simone Siliani. «È una cosa difficile questa perché da un lato, razionalmente, non possiamo pensare di dire cosa farebbe oggi Berlinguer. Dall’altro però è troppo forte la tentazione. Su questi temi della pace io penso che non sia una forzatura dire che per Berlinguer la pace venisse prima di tutto. C’era poi una contestazione che veniva avanzata dall’est sul fatto che ci fosse la pace ma allo stesso modo ci fossero anche i diritti…».

Da questo punto di vista non avrebbero avuto molto da dire…

Simone Siliani. «Vero… Comunque su questo Berlinguer ci ragionava e se si vanno a rileggere i documenti e le sue prese di posizione, vediamo con nettezza che da quando viene eletto segretario fino allo strappo vero e proprio dei primi Anni ’80, è un continuo tentare di rompere con quel mondo. Non sopportava il partito sovietico e quando ha il coraggio di andare lì e dire : “Si è esaurita la forza propulsiva della Rivoluzione di ottobre“, fa una cosa grande. Sulla pace aveva capito che quel movimento esprimeva nel suo complesso una cultura nuova. Per esempio il tema della “nonviolenza” era una cosa che il suo partito non capiva…».

Era un valore promosso anche dalla nostra Federazione Giovanile…

Simone Siliani. «Infatti ricordo che al congresso della FGCI a Napoli parlai in un gruppo di lavoro sostenendo la legge sull’obiezione di coscienza e Giancarlo Pajetta intervenne dicendo: “No, caro compagno, tutti devono imparare a sparare, soprattutto i comunisti“. Berlinguer, a differenza di Pajetta, che per la sua storia e la sua esperienza nella Resistenza aveva una diversa formazione, aveva capito che quel movimento era il frutto di un mondo nuovo. Quindi credo che lui oggi avrebbe votato contro l’aumento delle spese militari perché ci sono suoi interventi contro il complesso economico militare. Certamente sulla questione dell’invio delle armi all’Ucraina ci sarebbe stata una discussione anche lacerante, perché entravano in conflitto il rischio di allargare lo scontro con il diritto di un popolo a difendersi. Non so quale decisione sarebbe stata presa ma sarebbe stata ampiamente discussa…».

Susanna Cressati. «Io non penso sia possibile rapportare ad oggi l’esperienza di una personalità che è vissuta in un mondo che è completamente scomparso. C’era la Guerra Fredda, era un mondo abitato da equilibri diversi e mosso da poteri diversi. Di una cosa sono convinta, sarebbe ancora un uomo attento a quelle che sono le periferie più buie: il sud del mondo, l’Africa, l’America latina. Lui non trascurerebbe nell’analisi della situazione internazionale, come faceva allora, queste parti del mondo. Partiva da lì con i suoi ragionamenti per capire quale era la posta in gioco e quali le possibilità. Questo della politica internazionale, con questa ottica verso il sud del mondo, sarebbe stato il suo pane quotidiano. Per quanto riguarda la guerra non mi sento di fare ipotesi su cosa avrebbe fatto…».

L’ultima domanda è legata alle esperienze personali, probabilmente chi, come noi, ha vissuto quel periodo condividendo quella storia si ricorda delle volte che ha avuto la possibilità di incontrare Berlinguer. Io ricordo che avevo 16 anni e ho partecipato alla mia prima manifestazione a Firenze per il No al referendum sull’aborto, in quell’occasione ho potuto vederlo da vicino. Quali sono stati i vostri momenti in cui avete visto Berlinguer?

Susanna Cressati. «Io fui inviata dal giornale proprio alla manifestazione di Firenze del 1981, quella è stata la mia unica occasione. Prima, nel 1975, seguii dalla redazione de “L’Unità” la Festa Nazionale di settembre. Vidi le immagini di quella folla immensa a cui non ero ancora abituata. Certo che una persona potesse mobilitare con una tale autorevolezza una simile quantità di persone che stavano in silenzio ad ascoltare il comizio era qualcosa di particolare. Io non ho mai avuto per nessuno il culto della personalità, neppure per Berlinguer, ma era convincente c’è poco da dire. C’era lui e ti sentivi protetto, ti sentivi capito, ti sentivi dentro un mondo di idee, di pensieri di cui ti fidavi».

Simone Siliani. «Anche io non ho conosciuto personalmente Berlinguer. Ma del rapporto personale con Berlinguer ho due ricordi. Il primo è dei giorni dopo la sua morte. Stavo facendo campagna elettorale per le elezioni europee nelle Marche accompagnando Ludovico Grassi, che era candidato come indipendente nelle liste del Partito Comunista. Effettivamente la notizia della sua morte fu per me, che ancora non ero iscritto, un momento forte in cui sentivi la passione e la partecipazione di tutti.

L’altro ricordo è legato alla stesura del libro, quando abbiamo avuto la fortuna di sapere che a Reggello abitava un compagno, Giuseppe Ciari, che aveva tutta una serie di registrazioni dei comizi di Enrico Berlinguer. Siamo andati a trovarlo nella sua casa in mezzo alle vigne e mi ricordo che ci accolse con la moglie. Quando gli spiegammo che stavamo preparando un libro su Berlinguer lui, uomo di poche parole, si alzò e andò nell’altra stanza ritornando con il suo tesoro: una scatola da scarpe piena di audiocassette registrate. Ecco risentendo quei comizi, registrati in un modo molto artigianale e in presa diretta in mezzo alla folla, comprendi il calore umano che c’era. Erano situazioni diverse da quelle di oggi, i discorsi venivano letti con chiarezza e precisione, senza barzellette o battute. Io ho sentito tanto calore e vita in quelle registrazioni rappresentate anche dai commenti e dagli applausi di chi stava ascoltando. Risentire i suoi comizi, per me che non ho mai potuto conoscerlo né stringerli la mano, è stato importante».

Susanna Cressati. «Si, sentire la voce è importante, soprattutto la voce inserita in un contesto particolare come un comizio che aveva tutta una sua ritualità: prima “l’Internazionale”, poi “Bandiera Rossa”, quindi la presentazione dei presenti sul palco, gli interventi e quindi le conclusioni del segretario. Una cosa veramente coinvolgente. Forse un po’ avevamo dimenticato il suo modo di parlare. Riascoltare i suoi comizi è stato un ritorno abbagliante per l’ampiezza, per i contenuti, per la complessità, per gli spunti che offriva».

Il discorso dell’Eliseo (1977) versione integrale

Oggi il Manifesto pubblica alcuni estratti delle Conclusioni al Convegno degli Intellettuali di Enrico Berlinguer, 16 gennaio 1977, Teatro Eliseo di Roma. Un discorso epocale, che qui riproponiamo in versione integrale.

“Da che cosa è nata, da che cosa nasce l’esigenza di metterci a pensare e a lavorare attorno ad un progetto di trasformazione della società che indichi obiettivi e traguardi tali da poter e dover essere perseguiti e raggiunti nei prossimi tre-quattro anni, ma che si traducano in atti, provvedimenti, misure, che ne segnino subito l’avvio?

Leggi tutto “Il discorso dell’Eliseo (1977) versione integrale”

“Gli anni di Berlinguer”: dialogo con Aldo Tortorella

Proseguono gli incontri online organizzati dall’Istituto Gramsci Toscano per il centenario della fondazione del PCI. Venerdì 28 maggio alle 17.30 i giornalisti Susanna Cressati e Paolo Ceccarelli intervistano Aldo Tortorella, direttore di Critica Marxista, sul tema “Gli anni di Berlinguer”.

Membro attivo della Resistenza milanese e del PCI, alla Liberazione Tortorella divenne giornalista dell’edizione genovese de l’Unità, poi segretario della Federazione milanese del PCI e del comitato regionale lombardo. Direttore nazionale d l’Unità dal 1970 al 1975 è stato membro dell’ultima segretaria di Enrico Berlinguer e di quella di Alessandro Natta. Tra il XIX e il XX congresso nazionale del PCI è stato presidente del partito.

L’incontro, che sarà condotto da Giovanni Mari dell’Istituto Gramsci Toscano, può essere seguito sulla piattaforma Zoom e sulla pagina Facebook dell’Istituto.

La questione morale: incontro di “Sinistra con” di Lucca

L’Associazione “Sinistra con” di Lucca ha organizzato un ciclo di incontri online sul tema “Enrico Berlinguer. Pensiero e azione politica: gli stimoli per l’oggi, oltre il mito o l’oblio”. Siamo felici di poter partecipare all’appuntamento previsto per giovedì 27 maggio alle ore 18 (su piattaforma Zoom e su Facebook) e di parlare ancora del nostro libro “Enrico Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente”, Maschietto Editore 2016. Il tema che affronteremo è:  “Dalla denuncia della degenerazione dei partiti nell’intervista a Scalfari del 1981, al partito azienda, al prevalere di partiti leggeri, comitati elettorali, correntizi e del capo. L’organizzazione politica e la rappresentanza sociale tra Berlinguer e il post-pandemia”.

Susanna Cressati e Simone Siliani

Bandiere: Berlinguer e la Palestina

18 maggio 2021. Il Circolo Arci Isolotto, in via Maccari, un tempo anche soprannominato il “fortino”, è aperto nonostante le difficoltà del momento. Per una delle interviste che l’Istituto Gramsci Toscano sta dedicando al centenario del PCI, incontro un vecchio compagno, Franco Quercioli, maestro alla Montagnola, dirigente scolastico, storico sindacalista della scuola e dell’Università, ex presidente dell’Arci.

Parliamo in una stanza spoglia, alle pareti ci sono i ritratti di Gramsci, Togliatti, Berlinguer. C’è anche una versione giovanile di Ernesto Balducci, perché il locale, che fu sede della sezione comunista, lo è oggi del circolo PD dedicato al sacerdote di Santa Fiora.

Facciamo l”intervista, che a breve l’Istituto caricherà sul suo sito, beviamo una enorme spuma bionda al bar. Ci fermiamo sulla soglia: tra le tante bandiere che sventolano agganciate alla ringhiera che circonda l’edificio c’è quella rossa con Berlinguer e accanto quella palestinese. Ci guardiamo in silenzio e ci salutiamo.

Susanna Cessati

“Modernissimo Berlinguer” giovedì 11 giugno 2020 in streaming

Che fosse “modernissimo” in molte delle sue idee e intuizioni, noi di “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente” lo abbiamo sostenuto in tutte le pagine del libro. Non siamo soli in questa convinzione. Giovedì 11 giugno 2020 è una buona giornata per riflettere su questa affermazione circa la figura di Enrico Berlinguer  e le sue implicazioni. Ci invita a farlo il progetto Università dell’Uguaglianza, che si presenta proprio con questo tema, “Modernissimo Berlinguer”, al pubblico che vorrà seguire la sua nascita e l’iniziativa in diretta streaming, dalle 16 alle 18.30, collegandosi con la sua pagina Facebook e con le pagine di Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, InfinitiMondi, ARS Nazionale, Esseblog.

Interventi, video, testimonianze a trentasei anni dalla scomparsa di Enrico Berlinguer, indagando i lati più contemporanei e profetici del suo pensiero e della sua azione.

Interventi di Mario Agostinelli, Roberto Bertoni, Danilo Borrelli, Irene Bregola, Luciana Castellina, Pietro Folena, Vittoria Franco, Mattia Gambilonghi, Valerio Gigante, Rosaria Iardino, Daniela Lanzotti, Guido Liguori, Rossella Muroni, Gianfranco Nappi, Simone Oggionni, Simone Siliani, Aldo Tortorella, Vincenzo Vita.

Con i “Chille” a San Salvi parlando di EB

Mercoledì 12 febbraio 2020 abbiamo presentato di nuovo a Firenze il libro “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente” (Maschietto Editore 2016). Siamo stati invitati  per questo nel teatro di San Salvi da Claudio Ascoli e Sissi Abbondanza, fondatori e “guide” della compagnia Chille della Balanza. E’ stata una serata interessante, una lunga conversazione con persone molto attente, interessate, coinvolte.

I Chille, che hanno ormai da tanti anni scelto l’ex Ospedale psichiatrico della città come sede del loro impegno artistico, stanno lavorando a uno spettacolo intitolato “Napule ’70”,  centrato sugli anni Settanta a Napoli. Tra i tanti spunti dell’opera uno riguarda proprio Enrico Berlinguer  e in particolare il suo memorabile comizio alla Festa Nazionale de L’Unità di Napoli del 1976. Ecco dunque la ragione di questo invito alla discussione sulla figura del grande leader comunista, un incontro concepito per confrontarsi e ragionare su quegli anni e sull’oggi. E’ bello pensare che un pezzetto del nostro lavoro sia utile per l’impegno di altri.

Il 12 febbraio con EB e i Chille a San Salvi (Firenze)

Mercoledì 12 febbraio 2020 alle ore 21.00 Simone Siliani e Susanna Cressati presenteranno il libro “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente” nel teatro di San Salvi, a Firenze. Dobbiamo un sincero ringraziamento alla compagnia Chille della Balanza, a Claudio Ascoli e Sissi Abbondanza, per questo graditissimo invito, che si inserisce in modo originale nella loro attività.

Infatti i Chille, che hanno ormai da tanti anni scelto l’ex Ospedale psichiatrico della città come sede del loro impegno artistico, stanno lavorando a uno spettacolo intitolato “Napule ’70”,  centrato sugli anni ’70 a Napoli, ma anche sui 70 anni di Claudio Ascoli, il vecchio-giovane fondatore dei Chille nel 1973.  “Napule ’70 – dicono i Chille – vuole essere un insieme disordinato ma pieno di vita, di schiarite sull’oggi, odorando quanto c’era e ci resta dagli anni ’70”.

Tra i tanti spunti dello spettacolo uno riguarda proprio Enrico Berlinguer  e in particolare il suo memorabile comizio alla Festa Nazionale de L’Unità di Napoli del 1976. Ecco dunque la ragione di questo invito alla discussione sulla figura del grande leader comunista., un incontro concepito per confrontarsi e ragionare su quegli anni e sull’oggi.

Da giovedì 13 febbraio a sabato 15 i Chille metteranno in scena il primo studio del nuovo spettacolo.  Info https://www.chille.it/prossimi-appuntamenti/

Trentacinque anni senza Enrico. Ci vediamo l’11 giugno a Pisa

11 giugno 1984. Enrico Berlinguer muore a Padova, città in cui, qualche giorno prima, ha tenuto il suo ultimo comizio per le elezioni europee. Trentacinque anni dopo, l’11 giugno 2019, saremo a Pisa con il nostro libro “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente” (Maschietto Editore 2016) per ricordarne la figura, le idee e la sua capacità di analizzare i processi sociali e politici fino a individuare alcune linee di tendenza per il futuro. Ci hanno invitati lo “Spazio Langer” e l’associazione “Rami del sapere”.  L’appuntamento è per le ore 18 allo Spazio Langer di via Silvestri 21, Pisa.