Oristano: Berlinguer, non solo un mito

Qui siamo a Oristano, sempre per parlare di Enrico Berlinguer e del nostro libro “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente” (Castelvecchi Editore 2022) con amici e compagni interessatissimi. Grazie a “Oristano e Oltre”, a Guerino Polimeno, al conduttore Enrico Carta e a tutti coloro che hanno partecipato e dibattuto.

In vetrina, nella libreria della città, anche in nostro volume.

E soprattutto grazie a Giampiero Vargiu, di Oristano e Oltre, che per il sito della Fondazione Enrico Berlinguer ha scritto un bel saggio che fa riferimento al nostro libro. Ecco il testo e qui  Giampiero Vargiu il link

Berlinguer vita trascorsa, vita vivente” di Susanna Cressati e Simone Siliani

15 Marzo 2023

di Giampiero Vargiu.

Il XXI secolo non è iniziato nel migliore dei modi. Avanzano i populisti, i sovranisti, i nazionalisti, la globalizzazione è in crisi così come la Sinistra quasi dappertutto, sulla scena mondiale hanno fatto irruzione Sistemi autoritari come la Cina e la Russia, viviamo la crisi planetaria della Democrazia Rappresentativa, in particolare, dopo l’irruzione di Trump sulla scena mondiale. A questi scenari, in questi primi anni venti del XXI secolo si sono aggiunti varie crisi, come quella climatica, quella finanziaria ed economica nel primo decennio, quella pandemica da coronavirus e la guerra scatenata contro l’Ucraina dalla Russia in questi ultimi anni. Aumentano le disuguaglianze, il mondo balbetta sulla transizione ecologica e su quella digitale, non riesce ad affrontare e risolvere il dramma della migrazione ed è lacerato da tante guerre ed è di questi giorni la notizia del fallimento della Silicon Valley Bank, del quale non si capiscono ancora gli effetti che ci saranno a livello globale.

Scrive Bauman nel suo saggio “Retrotopia”: “Il ventesimo secolo, iniziato con un’utopia futurista, si è chiuso con la nostalgia. Il meccanismo della nostalgia va interpretato come difesa in un periodo contrassegnato da ritmi di vita accelerati e da sconvolgimenti storici. La promessa di ricostruire una casa ideale, con cui molte delle ideologie oggi tanto influenti ci invogliano ad abbandonare il pensiero critico per i legami emotivi. La nostalgia può, però, indurre a confondere la casa vera con quella immaginaria. Questo pericolo va cercato nella versione restauratrice della nostalgia, che caratterizza i risvegli nazionali e nazionalistici in corso in tutto il mondo, dediti alla mitizzazione della storia in chiave antimoderna, attraverso il recupero di simboli e miti nazionali e, talvolta, il baratto di teorie cospiratorie”.

Oggi, il neoliberismo inietta anche la violenza nella politica e la paura nelle nostre vite, il “potere” si rivela sempre più incapace di dimostrare che la linea divisoria che traccia tra violenza legittima e illegittima è davvero attendibile, vincolante, insuperabile. Scrive Rampini nel suo Saggio “Alla mia Sinistra” descrivendo l’affanno del presidente Obama, che aveva fatto sognare il mondo “Stiamo attraversando qualcosa di più serio di un semplice “ciclo negativo” dell’economia. È la Grande Contrazione: questo termine dà l’idea di un disastro che rimpicciolisce tutto il mondo a cui eravamo abituati. L’unico evento storico con cui valgono i paragoni è la Grande Depressione avvenuta negli anni trenta del secolo scorso. A quelle furono date delle risposte di Destra – Mussolini e Hitler – e delle risposte di Sinistra: il New Deal di Franklin Delano Roosevelt negli Stati Uniti, il Fronte Popolare in Francia. Oggi esiste una risposta di sinistra a questa crisi? Non vedo emergere con chiarezza una via d’uscita progressista, equa, rassicurante, al nostro declino. Da nessuna parte al mondo.” Da allora Roosevelt ha tradito il suo New Deal, che, dopo aver contribuito dal 1933 al 1937 a risollevare le sorti dell’economia americana e a risolvere il gravissimo disagio sociale, fu abbandonato nel 1937, convinto che gli Stati Uniti d’America fossero usciti definitivamente dalla crisi e che si potesse sfidare il capitalismo sul proprio terreno, cedendo ad alcuni principi del liberismo, salvo vedere riprecipitare il proprio paese in un’altra crisi, almeno fino all’entrata nella seconda guerra mondiale.

La Sinistra mondiale, anche successivamente, dopo i primi successi di politica keynesiana, ha fatto così in tutta Europa, sia prima che dopo la caduta del muro di Berlino, ci si è convinti che la sfida va condotta assumendo come postulati imprescindibili i due cardini del capitalismo, che la storia recente ha dimostrato essere falsi e cioè che: – la crescita, dopo un prima periodo di aumento della povertà, è in grado, successivamente, di diminuirla e regalare a tutti prosperità; – la crescita, dopo un primo periodo, nel quale aumentano i rifiuti e l’inquinamento e si fanno sentire gli effetti negativi dei cambiamenti climatici, è in grado di fornire all’umanità gli strumenti per invertire questa rotta nefasta.

È in atto da decenni un fallimento totale su entrambe le questioni citate e la situazione si sta aggravando sempre di più. Eppure, l’Obama di cui parla Rampini è lo stesso che nel 2008, primo Presidente nero, alle primarie, con sapienza letteraria, raccontava la storia, emozionante e evocativa di grandi speranze, del riscatto degli schiavi, con il famoso discorso “lo sussurravano gli schiavi e gli abolizionisti mentre tracciavano il sentiero verso la libertà in una delle loro notti più buie: si, possiamo”. Lo stesso Obama dell’affascinante e affabulante discorso di grande apertura al mondo arabo fatto al Cairo. Anche in Italia abbiamo perso di vista che esiste anche quella che Nannicini chiama la “Costituzione emotiva”, cioè “quell’insieme di valori, principi e macro obiettivi che, da una parte plasmano l’identità di un partito e dall’altra – servono da interpretatori di senso per capire le politiche che quel partito sta portando avanti.”

In questo presente scoraggiante, l’iniziativa dell’Associazione di Promozione Sociale Oristano e Oltre, condotta dal giornalista Enrico Carta, di presentazione del libro “BERLINGUER VITA TRASCORSA VITA VIVENTE”, scritto da Susanna Cressati e Simone Siliani per l’editore Castevecchi può rappresentare un’occasione per guardare al futuro con l’ottimismo della volontà. Il libro tratta di tanti temi, tra questi l’ambiente culturale e sociale in cui Berlinguer è cresciuto, di come Berlinguer intendeva il partito, della democrazia come valore universale, dei nuovi movimenti e del rinnovamento della politica, di liberazione della donna per cambiare la società, di pace, di giovani, austerità, lavoro, di Europa, di compromesso storico, di questione morale e di visione del futuro di fronte alla rivoluzione tecnologica.

Tante di queste questioni sono ancora attuali. Lascio all’evento, alla presenza di Susanna Cressati e Simone Siliani, che sarà il 25 marzo prossimo alle 10 in via Canepa 60 a Oristano, nella sala conferenze della Fondazione Enrico Berlinguer, che patrocina l’evento, la discussione sui temi citati. Mi soffermo su alcuni aspetti utili per l’oggi e per il domani. Come scritto nel libro “Enrico Berlinguer è l’unico leader comunista occidentale al quale persone del Ventunesimo secolo, a prescindere dal loro orientamento politico, guardano ancora come a un modello. In tanti possono ispirarsi esplicitamente a lui senza provare alcun imbarazzo e soprattutto senza generare sentimenti di riprovazione. Viene celebrato sui social media, strumenti e reti che lui non ebbe la possibilità di conoscere e nemmeno di intuire. È oggetto di frequentissime citazioni, più o meno a proposito, da parte di esponenti politici, giornalisti, intellettuali. Parlare oggi di Berlinguer non è un puro atto di nostalgia e/o una dimostrazione di incapacità di “entrare” nei problemi dell’oggi e delineare un progetto per XXI secolo, ma mettere in atto uno dei suoi insegnamenti più grandi: utilizzare gli insegnamenti della storia per capire l’oggi e progettare il futuro.

È emblematica in tal senso la vicenda giovanile, citata nel libro che sarà presentato a Oristano, del pane a Sassari, che fu “un evento, in una città in cui non c’era mai stata un’iniziativa che avesse una partecipazione di massa. Enrico vi partecipò in modo diretto, un elemento qualificante di lotta, di organizzazione sociale attiva e non solo di appartenenza. Gli piacque nell’ottica del movimentismo, mentre c’era una riluttanza delle forme ufficiali partitiche a cedere a questa logica, in Sardegna come del resto in tutta Italia. C’era un bisogno di rappresentatività quasi globale del PCI, per cui i movimenti che nascevano fuori dal suo ambito anche culturalmente disturbavano la dirigenza. Enrico, pur essendo PCI fino in fondo, scelse di partecipare a questa iniziativa che aveva il sapore di essere una cosa molto popolare, motivata da condizioni effettive di emergenza e sofferenza. Fu come se si rifiutasse di ridurre l’attività partitica alla sola amministrazione del Partito stesso. Da qui il suo scarto, che lo distinse dal gruppo dirigente del Partito e rivelò come lui non fosse affatto un burocrate della politica, cosa che non è mai stato, sempre che questa categoria esista. Sentì l’urgenza e il bisogno di questo movimento e pensò che si dovesse portare il Partito dentro questa azione.

La lotta politica è, certo, fatta di organizzazione ma anche di partecipazione: noi dove stiamo, dov’è il bisogno dei lavoratori? Come possiamo aderire al popolo? Ritroviamo qui una sua idea di popolo che non è solo il popolo comunista; un’attenzione che espresse altre volte nel corso della sua attività per i movimenti, quello per la pace, ad esempio, o per i giovani; un’attenzione a non ossificare l’organizzazione di partito, a non considerarla sufficiente a sé stessa. Enrico era uomo di partito all’ennesima potenza, credeva nel Partito come in Dio, come tutti noi militanti accedeva inconsapevolmente a una “religione di partito” e tuttavia non era totalmente assorbito dalla struttura formale di partito, sapeva bene che l’organizzazione è preminente ma non è tutto e lo ha dimostrato più di una volta nella sua visione complessiva della politica.”

Questo suo approccio non lo dimenticò mai e, da segretario generale del PCI, dimostrò di conoscere e rispettare il suo popolo. Sapeva che solo attraverso di esso poteva far valere la propria leadership e le proprie strategie a livello nazionale. Nel libro di Cressati e Siliani è scritto “Quel popolo che gli si parava davanti in adunanze oceaniche alla chiusura delle Feste nazionali de «l’Unità» o in manifestazioni tematiche come quella sull’aborto in piazza Santa Croce o quella sulla pace in piazza della Signoria a Firenze era la sua forza. Berlinguer creava con esso un rapporto vero, un’osmosi e talvolta anche una dialettica.”

Un altro aspetto che mi preme mettere in evidenza è quello sul quale Berlinguer si era soffermato molto nell’intervista che aveva rilasciato a Eugenio Scalfari sul tema dell’identità del PCI, apparsa su «la Repubblica» il 2 agosto 1978: «I passi avanti nell’adeguamento e aggiornamento della nostra linea e condotta politica li abbiamo compiuti non rompendo con il nostro peculiare passato, non separandoci dal nostro retroterra, non recidendo le nostre radici», perché «non si rinnega la storia, né la propria, né quella degli altri. Si cerca di capirla, di superarla, di crescere, di rinnovarsi nella continuità». Questa era sempre stata e sarà fino all’ultimo l’impostazione della politica di Berlinguer: capace di grandi trasformazioni ideologiche e politiche, compiute, come scritto nel libro, “a passo di montagna (e talvolta con qualche brusca accelerazione), e sempre con lo zaino pesante in spalla costituito da tutto il Partito.” A rafforzare la potenza della figura di Berlinguer cito due esempi presenti nel libro di Cressati e Siliani. Due esempi che dimostrano che sarebbe un errore idealizzare Berlinguer, sarebbe come sminuirlo e non vederne l’utilità” per la politica di oggi. Lui stesso, dato il suo carattere schivo e l’attenzione che poneva nella concretezza e nell’esigenza di concentrarsi nella risoluzione dei problemi reali del popolo, non avrebbe gradito il tentativo di collocarlo su un piedistallo.

Il primo episodio viene raccontato da Maurizio Maggiani nel capitolo “Come Garibaldi”. “Berlinguer era amato dal suo popolo e non solo. Per me era una questione di sensazione, non di conoscenza. Berlinguer era così: le sue parole erano sempre la sua faccia e il suo esempio. Garibaldi, dopo che con sessantaquattromila fucili puntati contro ha consegnato al Re, a Teano, la più grande conquista militare del XIX secolo, viene immediatamente messo, di fatto, agli arresti domiciliari. Scappa, senza dare nell’occhio, va a Londra. Quando arriva a Londra la città si ferma, il porto si ferma, una folla immensa lo festeggia. La regina Vittoria scrive al suo primo ministro Benjamin Disraeli per chiedergli la ragione di questo trionfo. E lui risponde testuale: «Maestà, Giuseppe Garibaldi è oggi l’individuo più potente del mondo. Perché è ciò che dice, dice ciò che fa, fa ciò che è». Puoi dirlo anche di Berlinguer. Questa era la sensazione che comunicava, e quindi era potente. Si può immaginare quanto fosse dura la lotta all’interno del partito per annientare questa potenza. Una battaglia combattuta più dal suo stesso partito che dalla DC.”

Il secondo episodio lo racconta Tore Cherchi nel capitolo “Sardegna per sempre”. “Berlinguer iniziava i suoi interventi in Sardegna chiamando gli ascoltatori “conterranei” prima ancora che “compagni”. Sottolineava che la Sardegna è il luogo della sua formazione di comunista e mostrava affetto verso la sua terra, diceva proprio «la mia terra». Vorrei però qui ricordare meglio il viaggio del gennaio 1984, di cui ho anche un nitido ricordo personale. Fu un viaggio finalizzato alla preparazione delle elezioni regionali, che vincemmo (ne nacque un governo organico con il Partito Sardo d’Azione recuperato a un rapporto costruttivo con la sinistra, frutto di una politica di dialogo, di convergenza e alleanza) e poi di quelle europee. Un giro di quasi una settimana, preparato minuziosamente, con una esatta conoscenza dei problemi da affrontare. Iniziò con un grande comizio a Cagliari, il 15 gennaio, davanti a una folla enorme radunata nel piazzale antistante il Bastione. Poi di tappa in tappa, a Carbonia, Iglesias, nel bacino minerario, a Oristano, Sassari, Olbia, il segretario incontrò gli operai nelle fabbriche, gli studenti, i contadini e i pastori. Per me, giovanissimo parlamentare che lo accompagnavo, fu una lezione di vita. Succede infatti che in una azienda metallurgica 1.500 operai, che si sono radunati spontaneamente in una grande sala, vengono da me e mi dicono che vogliono sentire un discorso di Enrico Berlinguer. Lui era passato solo per un saluto perché doveva fare un discorso in un’altra fabbrica a Portovesme. Io esito, loro insistono: vogliamo un discorso. Intimidito mi avvicino al segretario e gli spiego la situazione. Alla fine, va a parlare agli operai. Tutto va benissimo, entusiasmo alle stelle. All’indomani Antonino Tatò mi prende da parte e mi dice: «Mi ha detto il segretario di dirti che non sei stato un bravo organizzatore, perché non hai preparato bene questa tappa nella fabbrica. Perché dovevi pensarci prima in modo da preparare l’incontro. E mi ha detto anche di ricordarti che solo i politicanti hanno un discorso pronto per tutte le circostanze». Testuale. Io capii quello che lui voleva dirmi: quelli sono operai di una data fabbrica, hanno i problemi di tutti gli operai d’Italia ma anche problemi e questioni specifiche. Bisogna rispettarli, bisogna rispettare ogni persona, ogni gruppo. Questa grande lezione di moralità politica e di stile di direzione mi ha fatto comprendere una delle ragioni profonde per cui cittadini e cittadine si fidavano di lui: perché erano rispettati. E mi ha fatto anche capire la differenza tra Enrico Berlinguer e altri tipi di dirigenti, di altre generazioni e di altri partiti, che ho conosciuto poi, dirigenti che arrivano in Sardegna, pretendono in una giornata di fare un incontro a Olbia il mattino, a mezzogiorno sono a Nuoro, poi a Oristano e chiudono a Cagliari, incastrando quattro riunioni nell’arco di una giornata e raccontando lo stesso discorso dovunque. Questa non era la cifra di Enrico Berlinguer né quella di altri grandi dirigenti di quel PCI, profondi conoscitori dei territori, quando l’interscambio tra la segreteria nazionale e la dirigenza locale era molto forte. È una cosa che si è persa.”

Ecco, sono convinto che ancor di più oggi, con tutte le difficoltà che abbiamo davanti, c’è la necessità di tornare a fare politica, così come la intendeva Berlinguer, c’è bisogno dei Partiti, così come sono concepiti nella Costituzione, che con l’articolo 49, recita “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Chiudo con un capoverso del libro di Cressati e Siliani, riportato nell’introduzione. “Come tutti i profeti che si rispettino, Berlinguer non ci propone visioni sempre chiare, nitide e prescrittive, quanto piuttosto intuizioni, lampi, segnali, magari contraddittori. Altre volte ha di fronte tracce più nette di percorsi da seguire sui quali si impegnò, anche testardamente e contro ogni ragionevole possibilità di successo, a guidare non solo la sua parte politica – i comunisti italiani e le classi sociali che a quel partito facevano riferimento – ma anche quella più vasta che riteneva la parte sana, pulita, progressista del Paese. È questo il programma del nostro libro, che si concentra su alcune delle intuizioni e delle linee politiche profetiche di Berlinguer che potrebbero essere utili, con linguaggio ancora suggestivo e convincente, alla politica di oggi: il valore universale della democrazia, i diritti, il lavoro, la qualità dello sviluppo, la giustizia e l’equità, l’interdipendenza globale, la questione morale, l’incontro tra il pensiero della sinistra storica e quello del cattolicesimo democratico. I pensieri lunghi, la visione del futuro.”

A Cagliari l’attualità di Berlinguer riguarda il tema della pace

Di ritorno dalla Sardegna per presentare il nostro “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente”, già si affacciano i ricordi. Tutti stupendi. L’accoglienza degli organizzatori a Cagliari  (Festival Premio Emilio Lussu e Fondazione Berlinguer), l’attenzione e la partecipazione degli intervenuti, l’ambiente stupendo della città. Nella sala intitolata al nostro eponimo abbiamo passato oltre due ore intense, abbiamo ragionato e discusso a fondo il tema dell’attualità del pensiero di Berlinguer in relazione al lavoro e alla pace. Una discussione seria, condotta con rigore e competenza da Salvatore Cherchi, uno degli intervistati del nostro libro.  Alla fine abbracci e strette di mano, firme sulle copie del libro e anche qualche invito a tornare per altri incontri.

Dopo Cagliari, a Oristano con EB

L’Associazione di promozione sociale Oristano e Oltre  ha organizzato un’altra presentazione del nostro libro “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente”.

L’incontro, patrocinato dalla Fondazione Enrico Berlinguer, si svolge sabato 25 marzo 2023 alle ore 10 in via Canepa 60, Oristano. Introduce il presidente dell’associazione Giampiero Vargiu, conduce il giornalista Enrico Carta.

Viaggio in Sardegna con EB: Cagliari

Inizia questa settimana il nostro viaggio in Sardegna per presentare nella “sua” terra il libro dedicato a Enrico Berlinguer.  Venerdì 24 marzo alle ore 18 a Cagliari, nella sala della Fondazione Enrico Berlinguer di via Emilia 39,  parleremo della nuova edizione di “Enrico Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente”,  grazie alla generosa ospitalità dell’Associazione Culturale L’Alambicco, che organizza la IX edizione del Festival Premio Emilio Lussu, e alla Fondazione Enrico Berlinguer. Partecipano all’incontro Maria Del Zompo e Salvatore Cherchi.  

 

 

 

Così Pierluigi Onorato ci parlò di Berlinguer

La scomparsa di Pierluigi Onorato priva il dibattito politico di un uomo che ha saputo contribuire con rigore e coerenza alla costruzione di un rapporto fecondo tra mondo cattolico e sinistra. Magistrato, deputato e poi senatore della Repubblica del gruppo Sinistra Indipendente dal 1979 al 1992, Onorato è stato una di quelle personalità “di fede cristiana, cattolici professanti” di cui, con la loro elezione nelle liste del PCI, come scriveva Berlinguer, si intendeva “mettere in valore l’apporto che la loro umana e civile esperienza, religiosamente formata, può dare alla comune opera di rinnovamento, sottolineando nel tempo stesso la laicità della politica e dell’impegno politico”.

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La serata Berlinguer a San Niccolò

Serata speciale il 15 febbraio 2023 alla Casa del popolo di San Niccolò a Firenze. Siamo stati invitati a presentare il nostro libro “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente” (Castelvecchi Editore, 2023) e siamo stati accolti con amicizia e calore. Bella e intensa la discussione che ne è seguita. Grazie al presidente Leonardo Sgatti e a Sara Nocentini per l’organizzazione e a Paolo Maggi per le immagini.

Con Berlinguer alla Casa del Popolo San Niccolò a Firenze

Il 15 febbraio 2023, alla Casa del Popolo di San Niccolò a Firenze, c’è una occasione imperdibile per chi ancora legge Berlinguer, pensa a Berlinguer, crede in Berlinguer e nelle sue intuizioni.  La rassegna “Big Bang. Il circolo in città” propone una serata dedicata a Enrico Berlinguer con filmati, testimonianze, dibattito.  Il nostro libro “Berlinguer, vita trascorsa, viva vivente” (Castelvecchi Editore, 2023)  non poteva mancare e infatti lo presenteremo, Simone Siliani ed io,  alle 21 nel corso del dibattito pubblico.

Susanna Cressati

Berlinguer tra realismo e utopia: incontro alla libreria Malaparte

Il 12 dicembre, con il sostegno dell’Istituto Gramsci Toscano, abbiamo presentato la nuova edizione di “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente” (Castelvecchi Editore) alla libreria Malaparte di Firenze. Libreria indipendente, nuova, piccola e coraggiosa in pieno centro storico. Pubblico numeroso oltre ogni aspettativa, attento, partecipe. Prendendo spunto dal nostro libro ne è venuta fuori una conversazione attualissima e animata, che ha messo in luce vari aspetti del segretario del PCI: Berlinguer tra utopia e realismo, tra conservatorismo e visionarietà, tra faticosi ritardi e folgoranti intuizioni. Un politico vero, non un politicante, al quale, come dice lo scrittore Maurizio Maggiani nel suo contributo al libro, tanti hanno creduto e non smettono ancora di credere.

Un ringraziamento sentito alla libreria Malaparte, all’Istituto Gramsci che ci ha supportato, in particolare Vittoria Franco, al collega Massimo Vanni per le sue sollecitazioni e a tutti gli intervenuti.

Ecco la registrazione integrale dell’incontro, realizzata da Daniele Papi di SestoTV

Lunedì 12 dicembre incontro alla Libreria Malaparte di Firenze

Il nostro libro “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente” comincia il suo viaggio tra la gente. Ci sono tante cose nuove su cui noi autori, Susanna Cressati e Simone Siliani, desideriamo confrontarci con i lettori. Il pensiero del segretario del PCI è ancora attualissimo e può offrirci sorprendenti indicazioni per guardare il presente della politica. Prima uscita lunedì 12 dicembre, alle 17.45 presso la Libreria Malaparte, via dell’Agnolo 30/r Firenze. L’Istituto Gramsci Toscano, che promuove l’incontro, sarà rappresentato da Vittoria Franco, che compare anche tra gli intervistati del libro. Il giornalista Massimo Vanni dialogherà con gli autori.

Seconda edizione: ecco le novità

Perché lavorare alla seconda edizione di un libro? Per molte ragioni. Le nostre sono state queste: perché la prima (edita da Maschietto, a cui va il nostro ringraziamento) ha raccolto, nel corso delle numerose presentazioni in giro per l’Italia, attenzione e consensi molto larghi e significativi, richieste di approfondimento e di discussione, suggerimenti di altri temi da affrontare che non volevamo trascurare o lasciar perdere. Perché noi stessi avevamo cose nuove da chiedere e da dire, scaturite dal lavoro precedente e dalle successive, ininterrotte ricerche e letture. Infine (perché no) per onorare il centenario della nascita dello statista di cui ci siamo occupati tanto a lungo e il cui contributo alla costruzione dell’Italia democratica viene riconosciuto ancora da ogni parte politica oltre che da larga parte degli italiani.

Grazie a Castelvecchi Editore abbiamo potuto realizzare questa piccola impresa in tempi non facili per l’industria culturale del nostro paese e grazie alla disponibilità di altri intervistati abbiamo potuto elaborare ed arricchire il testo precedente.

Siamo comunque partiti dalla citazione di Berlinguer che scegliemmo nel 2016 per presentare il libro: “Senza questo passato dell’Europa, senza il lascito della specie umana vissuta sulla nostra Terra, l’umanità sarebbe priva di un suo punto di riferimento costitutivo. Anche una guerra locale in Europa, ammesso che sia possibile, metterebbe fine a molta vita vivente, e a questa grande vita divenuta testimonianza storica. La vita vivente conta certo più di quella trascorsa; ma anche questa umanità già vissuta conta in modo determinante”. Era il 1984.

Viviamo in tempi tristi, ci ha detto Nadia Urbinati salutando l’uscita del libro, tempi in cui sembra necessario rifarsi a biografie di chi non c’è più per trovare il bandolo del pensiero. E tuttavia (spes contra spem) anche attraverso operazioni come questa possiamo fare un’opera di consapevolezza (o di memoria attiva) per comprendere come alcune persone oggi siano così attuali nonostante il tempo passato. La frase di Berlinguer da cui abbiamo preso il titolo del nostro libro parla di una possibile guerra nucleare (circoscritta) in Europa e negli anni ’80 veniva sbeffeggiato per questa sua “consapevolezza”. Dove siamo oggi? A tremare per una possibile guerra nucleare in Europa. Andiamo avanti a tentoni nel buio di questi tempi, ma forse questa “memoria” ci può aiutare: come immaginarsi un leader politico, un intellettuale più attuale di questo?

E’ anche doveroso parlare delle novità che caratterizzano questa edizione. Abbiamo aggiunto alcuni interlocutori ai tanti che hanno dato corpo al primo testo. I primi due, Luigi Berlinguer, accademico, politico ed ex ministro della Pubblica Istruzione e Salvatore Cherchi, ex sindaco di Carbonia e parlamentare del PCI e del PD, ci hanno aiutati a inquadrare la figura di Enrico Berlinguer nella sua amatissima terra di origine, nel suo ambito familiare, nella sua formazione politica e civile dagli esordi come giovane ribelle a fianco dei manifestanti durante i “moti del pane” del 1944 a Sassari ai numerosi ritorni nell’isola come dirigente comunista di primo piano e infine come segretario del partito.

Con Pietro Grasso, che è stato magistrato e presidente del Senato, abbiamo analizzato la lettura politica berlingueriana del fenomeno della criminalità organizzata nel nostro paese. Con Rossella Muroni abbiamo approfondito il contributo precoce ed originale di Berlinguer alla formazione di un pensiero e di una politica ambientalista nella sinistra italiana. Infine la storica Giulia Bassi ha messo a fuoco per noi il concetto di “popolo” così come si è evoluto nel corso della storia del PCI e le caratteristiche della leadership berlingueriana.

Susanna Cressati e Simone Siliani

 

E’ uscita la nuova edizione con nuovi capitoli

Nell’anno del centenario della nascita di Enrico Berlinguer è uscita per i tipi di Castelvecchi Editore la seconda edizione del nostro “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente”, con due capitoli nuovi sulla sua Sardegna, sulla criminalità organizzata, su popolo e populismi e sull’ambiente. Con interviste a Pietro Grasso, Rossella Muroni, Salvatore Cherchi e Giulia Bassi.
Scriveva Berlinguer nel 1984: “Senza questo passato dell’Europa, senza il lascito della specie umana vissuta sulla nostra Terra, l’umanità sarebbe priva di un suo punto di riferimento costitutivo. Anche una guerra locale in Europa, ammesso che sia possibile, metterebbe fine a molta vita vivente, e a questa grande vita divenuta testimonianza storica. La vita vivente conta certo più di quella trascorsa; ma anche questa umanità già vissuta conta in modo determinante”. Come immaginarsi un leader politico, un intellettuale più attuale di questo?
Da dicembre saremo in giro per l’Italia a discutere e presentare il “nostro” Berlinguer.
Susanna Cressati e Simone Siliani

Modernità di Berlinguer: incontro con Aldo Tortorella

L’11 giugno 1984 moriva Enrico Berlinguer. Per ricordarne la figura e dibattere alcuni dei più importanti aspetti del suo lascito politico e culturale l’Istituto Gramsci toscano ha promosso un incontro sulla sua figura nell’ambito delle iniziative per i 100 anni della fondazione del PCI. Protagonista dell’iniziativa è stato Aldo Tortorella, già membro della Segreteria nazionale del Pci, a cui hanno posto domande e sollecitazioni Simone Siliani e Paolo Ceccarelli. In seguito Alberto Leiss ha curato una sintesi di quanto emerso, oggi pubblicata sul periodico Cultura Commestibile. Leggi tutto “Modernità di Berlinguer: incontro con Aldo Tortorella”

Berlinguer: ieri, oggi… domani! su Casentino 2000

Oggi, giorno in cui ricorre il centenario della nascita di Enrico Berlinguer, su Casentino 2000 è comparsa una intervista che Mauro Meschini ha fatto a me e a Simone Siliani a partire dal nostro libro “Berlinguer. Vita vissuta vita vivente”. Grazie e Mauro e buona lettura. https://www.casentino2000.it/berlinguer-ieri-oggi-domani/

Berlinguer: ieri, oggi… domani!

25 Maggio 2022

di Mauro Meschini – Questo è un articolo di quelli in cui, se fosse il mare, ti tufferesti senza pensarci, tanta è la sintonia con la storia che si sta scrivendo. Per questo abbiamo deciso di lasciare ad altri che, come noi, hanno condiviso momenti di “bella Politica”, il compito di raccontare e ricordare Enrico Berlinguer.

Susanna Cressati, è stata inviata de “L’Unità” e capo ufficio stampa della Regione Toscana. Mentre Simone Siliani, ha ricoperto importanti ruoli in Regione Toscana e nel Comune di Firenze, oggi è direttore della fondazione Finanza Etica.

Nel 2016 hanno proposto insieme il volume “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente” (Maschietto Editore) che, già allora, metteva in evidenza molti degli aspetti che, a cento anni dalla sua nascita, abbiamo voluto portare all’attenzione, alla conoscenza e alla riflessione di tutti.

Per questo anniversario ho subito pensato al vostro libro, anche perché, già il titolo evidenzia come, quanto detto, pensato, praticato dal segretario del Partito Comunista, si possa considerare assolutamente attuale nel nostro presente…

Simone Siliani. «Il titolo è indicativo per noi ed è una parte di una frase di Berlinguer. Questo è un libro che propone una tesi per la quale soprattutto il “secondo Berlinguer”, quello che vediamo dopo la fine del compromesso storico, è stato in grado di capire i profondi cambiamenti che erano in corso nella società italiana e mondiale; di cercare nuovi referenti sociali e politici per il proprio partito; di proporre una serie di temi, su cui fa scelte e proposte politiche, che oggi parlano per noi in un modo straordinariamente attuale.

I temi dell’austerità, della pace, dei diritti delle persone, la questione morale… sono tutti temi che la società di allora e anche il suo partito, capivano e approfondivano poco.

L’idea dell’usterità non era un richiamo ad una vita da “carmelitano scalzo”, ma l’idea sul perché si produce, come e con quale impatto sull’ambiente.

Berlinguer fece una delle sue ultime interviste sul Futuro con Ferdinando Adornato, un’intervista meravigliosa in cui parla della rivoluzione digitale, anche se non la definisce con questo termine, ma allora, nel 1982, nessuno pensava al cellulare ed esistevano ancora pochi computer. Alla fine Adornato gli chiede: “Ma il sol dell’avvenire non arriva?“. E Berlinguer rispose: “Il sol dell’avvenire… si, oggi ne parlano soprattutto gli scienziati perché in fondo il tema è quello dell’energia solare!“. Con 40 anni di anticipo Berlinguer parla di un mondo che non poteva concretamente vedere ma che riusciva a pensare con la sua capacità di andare oltre. Io non penso che la società e la politica di oggi siano in grado di apprezzare questo tipo di riflessione così profonda. Con un Berlinguer che, con un grande senso di responsabilità, si fa carico di portare un terzo della popolazione italiana verso approdi nuovi. Questo pensiamo sia il Berlinguer più interessante».

Susanna Cressati. «Questo libro raccoglie anche interviste con giornalisti, parlamentari, intellettuali. Nel ricercare questi contributi abbiamo anche esplorato il dibattito che c’è stato in questi anni sulla figura di Berlinguer. Abbiamo rilevato posizioni che affermavano che bisognava abbandonare Berlinguer. Come Miriam Mafai che invitava a dimenticare sia il compromesso storico sia l’alternativa democratica considerandole formule che non aiutavano la sinistra. Ci sono poi altri, tra questi anche noi, che invece dicono che nonostante le difficoltà, le sconfitte, i progetti incompiuti ancora c’è bisogno di fare i conti con l’eredità di Berlinguer. Non si può liquidare in modo così semplice, come fosse ininfluente, anche rispetto a quelle che possono essere le sorti di un pensiero di sinistra oggi. Abbiamo scelto le tematiche che secondo noi sono le più significative e che possono essere ancora ispiratrici di un qualche progetto, come il discorso del Teatro Eliseo su l’austerità».

Un tema che già allora poneva la questione del rispetto. Del rispetto del pianeta dove viviamo, di quello che viene fatto e prodotto e di come questo deve essere condiviso tra tutti…

Susanna Cressati. «Tra l’altro era un discorso pronunciato in ambito culturale, era un incontro con persone che, secondo Berlinguer avrebbero dovuto pensare ed essere fonte di una nuova cultura che poi il partito avrebbe potuto trasformare in progetto politico… L’eredità di Berlinguer andrebbe forse trattata come un classico, avulso da quella che è poi la battaglia politica, questo forse il modo giusto di affrontare questa riflessione».

Pensando a quello che avete detto. Un aspetto forse positivo è il fatto che, un così grande patrimonio di proposte e di idee, presentato in un modo così profondo e con una visione così avanzata, sia stato ripreso da pochi, anche perché bisognerebbe avere la capacità di gestire temi che non possono essere oggetto di banali tweet o post….

Invece, quanto sarebbe prezioso riprendere, al di là dei contenuti, il significato racchiuso nel modo utilizzato da Berlinguer per portare avanti ciò in cui credeva? Se non pensi, se non costruisci un progetto, se non rifletti non puoi avere una proposta. Il compromesso storico non è nato da una dichiarazione ad un giornalista, ma da articoli in cui Berlinguer iniziava ad analizzare quanto era accaduto in Cile…

Susanna Cressati. «C’è una testimonianza che abbiamo raccolto in Sardegna che forse può dare il senso di quale era il modo con cui Berlinguer interpretava il suo ruolo di dirigente politico. In occasione di una campagna elettorale il compagno che aveva organizzato la sua visita aveva previsto di fare tappa in un paio di fabbriche e in una di queste Berlinguer avrebbe dovuto fare un breve intervento. Ma anche da un’altra fabbrica viene poi la richiesta di incontrarlo e quando gli viene proposto Berlinguer in un primo momento non è molto contento ma poi accetta e tutto si svolge nel migliore dei modi. Il giorno dopo però Antonio Tatò (era il segretario personale di Enrico Berlinguer, n.d.r.) andò dal compagno che aveva organizzato la visita e gli fece sapere che: “Mi ha detto il segretario di dirti che non hai organizzato bene la giornata di ieri, perché avevo preparato uno specifico discorso per gli operai di una fabbrica e ho dovuto improvvisare di fronte ai lavoratori dell’altra che invece avevano il diritto di sentirsi dire cose diverse perché io non sono un politicante che ha il discorso buono per tutte le occasioni“. Questo era Berlinguer, voleva conoscere, voleva sapere, studiava per affrontare in modo puntuale ciò che riguardava le persone che aveva di fronte. Questa era il modo di interpretare la dirigenza politica di un segretario nazionale, anche se doveva parlare in un piccolo paese della Sardegna».

Simone Siliani. «Mi viene in mente che, per certi aspetti, Berlinguer potrebbe essere oggi un intellettuale di alto livello, proprio per questo tipo di impostazione profonda, di riflessione, di studio, di non dire mai le cose scontate, di pensare a quello che si dice….

Lui, tra le altre, aveva una cosa che manca ai politici del nostro tempo: il popolo. Il partito e il popolo non erano due cose diverse come accade oggi. Oggi i partiti sono strutture di “potere”, detto in senso neutro….».

In senso tecnico si potrebbe dire che sono delle agenzie di stampa…

Simone Siliani. «Esatto. Sono un po’ agenzie di stampa e un po’ un’oligarchia di persone che stanno intorno ad un capo, ma sotto hanno il vuoto, indipendentemente dal numero di voti che prendono. Il partito era come una piramide con un segretario, i dirigenti nazionali e locali, ma il popolo che stava alla base con la dirigenza interloquiva, discuteva, fino all’infinito a volte e i dirigenti erano obbligati ad andare nelle sezioni a discutere. Questa continuità tra il popolo e il partito oggi si è completamente persa e credo non sarà possibile ricostruirla perché la disintermediazione tra il popolo e le decisioni del potere è assoluta in tutti i campi, in economia, nelle istituzioni… poi c’è la disintermediazione prodotta dai social che danno l’illusione di contare, che davvero “uno vale uno”… il cittadino che partecipa sui social pensa di avere una verità assoluta che in quanto lui la dice debba affermarsi, ma questo non accade, intanto perché non esiste una verità assoluta, ma perché era il meccanismo dialettico il sistema che ti portava a discutere e vedere posizioni diverse anche cambiare. Si era obbligati ad articolare, spiegare, confrontarsi. Questo processo è definitivamente assente nei social e non potrà tornare. Ma potrebbe tornare, e ci vorrebbero politici coraggiosi, la capacità di approfondimento dei temi».

Susanna Cressati. «Penso che sia molto interessante quello che hai detto sul fatto che Berlinguer possa essere un intellettuale di alto profilo. Questo testimonia in fondo la forza delle idee. Che poi queste non passassero solo attraverso il partito, ma anche dai movimenti, Berlinguer lo aveva capito. Era importante che il partito avesse tanti iscritti, ma si doveva guardare anche al movimento delle donne, dei giovani, della pace e stare dentro queste realtà. Oggi pensando all’ambiente e a Friday for future si vede che ancora la forza delle idee è possibile, è ancora attiva, non passa più dai canali di un partito ma attraverso altre strade».

Parlando delle idee, anche il modo di proporle metteva in evidenza il rispetto di Berlinguer per la carica che ricopriva, per il luogo dove le esponeva, per la Democrazia nel suo insieme. Penso ad oggi e al lungo tempo trascorso senza che il Parlamento avesse veramente la possibilità di discutere. Andiamo avanti con decreti legge e voti di fiducia e della Repubblica parlamentare rischia di rimanere ben poco, con tutti gli schieramenti che hanno lo stesso atteggiamento, compreso quello di lamentarsi quando sono all’opposizione…

Simone Siliani. «Infatti Berlinguer ha fatto pochi discorsi alla Camera e al Parlamento europeo, penso per quello che dicevi e cioè per il rispetto istituzionale del luogo. Lui era il capo di un partito e quindi interveniva quando c’erano i grandi dibattiti, che oggi non ci sono più anche perché quello era un sistema effettivamente parlamentare. Era il segretario del partito, portava la voce della sua organizzazione con grande rispetto dato anche dal modo con cui si preparava. Ci raccontava Vannino Chiti (ex Presidente della Regione Toscana, n.d.r.) che Berlinguer una volta doveva partecipare ad un Comitato regionale, nei giorni precedenti lo chiamò Antonio Tatò e gli disse: “Purtroppo il segretario può essere presente solo alla conclusione dell’incontro ma ti chiede di prendere appunti su tutto e di inviarli“. Chiti segue le indicazioni e Berlinguer fa talmente uso dei materiali ricevuti che quando viene a Firenze chiama Chiti da parte e chiede su tutto ulteriori chiarimenti e conferme. Un lavoro da vero dirigente politico che non solo guida una struttura, ma che l’ascolta e la rispetta moltissimo. Secondo me questo è un altro elemento caratteristico di uno stile umano e politico».

Proviamo a fare adesso un’ipotesi, pensando a quello che Berlinguer farebbe oggi… Ecco, guardando la foto della copertina del vostro libro scattata in occasione della manifestazione di Firenze del 1980, oggi rispetto alla pace perduta e alla guerra in Ucraina e altrove cosa farebbe?

Simone Siliani. «È una cosa difficile questa perché da un lato, razionalmente, non possiamo pensare di dire cosa farebbe oggi Berlinguer. Dall’altro però è troppo forte la tentazione. Su questi temi della pace io penso che non sia una forzatura dire che per Berlinguer la pace venisse prima di tutto. C’era poi una contestazione che veniva avanzata dall’est sul fatto che ci fosse la pace ma allo stesso modo ci fossero anche i diritti…».

Da questo punto di vista non avrebbero avuto molto da dire…

Simone Siliani. «Vero… Comunque su questo Berlinguer ci ragionava e se si vanno a rileggere i documenti e le sue prese di posizione, vediamo con nettezza che da quando viene eletto segretario fino allo strappo vero e proprio dei primi Anni ’80, è un continuo tentare di rompere con quel mondo. Non sopportava il partito sovietico e quando ha il coraggio di andare lì e dire : “Si è esaurita la forza propulsiva della Rivoluzione di ottobre“, fa una cosa grande. Sulla pace aveva capito che quel movimento esprimeva nel suo complesso una cultura nuova. Per esempio il tema della “nonviolenza” era una cosa che il suo partito non capiva…».

Era un valore promosso anche dalla nostra Federazione Giovanile…

Simone Siliani. «Infatti ricordo che al congresso della FGCI a Napoli parlai in un gruppo di lavoro sostenendo la legge sull’obiezione di coscienza e Giancarlo Pajetta intervenne dicendo: “No, caro compagno, tutti devono imparare a sparare, soprattutto i comunisti“. Berlinguer, a differenza di Pajetta, che per la sua storia e la sua esperienza nella Resistenza aveva una diversa formazione, aveva capito che quel movimento era il frutto di un mondo nuovo. Quindi credo che lui oggi avrebbe votato contro l’aumento delle spese militari perché ci sono suoi interventi contro il complesso economico militare. Certamente sulla questione dell’invio delle armi all’Ucraina ci sarebbe stata una discussione anche lacerante, perché entravano in conflitto il rischio di allargare lo scontro con il diritto di un popolo a difendersi. Non so quale decisione sarebbe stata presa ma sarebbe stata ampiamente discussa…».

Susanna Cressati. «Io non penso sia possibile rapportare ad oggi l’esperienza di una personalità che è vissuta in un mondo che è completamente scomparso. C’era la Guerra Fredda, era un mondo abitato da equilibri diversi e mosso da poteri diversi. Di una cosa sono convinta, sarebbe ancora un uomo attento a quelle che sono le periferie più buie: il sud del mondo, l’Africa, l’America latina. Lui non trascurerebbe nell’analisi della situazione internazionale, come faceva allora, queste parti del mondo. Partiva da lì con i suoi ragionamenti per capire quale era la posta in gioco e quali le possibilità. Questo della politica internazionale, con questa ottica verso il sud del mondo, sarebbe stato il suo pane quotidiano. Per quanto riguarda la guerra non mi sento di fare ipotesi su cosa avrebbe fatto…».

L’ultima domanda è legata alle esperienze personali, probabilmente chi, come noi, ha vissuto quel periodo condividendo quella storia si ricorda delle volte che ha avuto la possibilità di incontrare Berlinguer. Io ricordo che avevo 16 anni e ho partecipato alla mia prima manifestazione a Firenze per il No al referendum sull’aborto, in quell’occasione ho potuto vederlo da vicino. Quali sono stati i vostri momenti in cui avete visto Berlinguer?

Susanna Cressati. «Io fui inviata dal giornale proprio alla manifestazione di Firenze del 1981, quella è stata la mia unica occasione. Prima, nel 1975, seguii dalla redazione de “L’Unità” la Festa Nazionale di settembre. Vidi le immagini di quella folla immensa a cui non ero ancora abituata. Certo che una persona potesse mobilitare con una tale autorevolezza una simile quantità di persone che stavano in silenzio ad ascoltare il comizio era qualcosa di particolare. Io non ho mai avuto per nessuno il culto della personalità, neppure per Berlinguer, ma era convincente c’è poco da dire. C’era lui e ti sentivi protetto, ti sentivi capito, ti sentivi dentro un mondo di idee, di pensieri di cui ti fidavi».

Simone Siliani. «Anche io non ho conosciuto personalmente Berlinguer. Ma del rapporto personale con Berlinguer ho due ricordi. Il primo è dei giorni dopo la sua morte. Stavo facendo campagna elettorale per le elezioni europee nelle Marche accompagnando Ludovico Grassi, che era candidato come indipendente nelle liste del Partito Comunista. Effettivamente la notizia della sua morte fu per me, che ancora non ero iscritto, un momento forte in cui sentivi la passione e la partecipazione di tutti.

L’altro ricordo è legato alla stesura del libro, quando abbiamo avuto la fortuna di sapere che a Reggello abitava un compagno, Giuseppe Ciari, che aveva tutta una serie di registrazioni dei comizi di Enrico Berlinguer. Siamo andati a trovarlo nella sua casa in mezzo alle vigne e mi ricordo che ci accolse con la moglie. Quando gli spiegammo che stavamo preparando un libro su Berlinguer lui, uomo di poche parole, si alzò e andò nell’altra stanza ritornando con il suo tesoro: una scatola da scarpe piena di audiocassette registrate. Ecco risentendo quei comizi, registrati in un modo molto artigianale e in presa diretta in mezzo alla folla, comprendi il calore umano che c’era. Erano situazioni diverse da quelle di oggi, i discorsi venivano letti con chiarezza e precisione, senza barzellette o battute. Io ho sentito tanto calore e vita in quelle registrazioni rappresentate anche dai commenti e dagli applausi di chi stava ascoltando. Risentire i suoi comizi, per me che non ho mai potuto conoscerlo né stringerli la mano, è stato importante».

Susanna Cressati. «Si, sentire la voce è importante, soprattutto la voce inserita in un contesto particolare come un comizio che aveva tutta una sua ritualità: prima “l’Internazionale”, poi “Bandiera Rossa”, quindi la presentazione dei presenti sul palco, gli interventi e quindi le conclusioni del segretario. Una cosa veramente coinvolgente. Forse un po’ avevamo dimenticato il suo modo di parlare. Riascoltare i suoi comizi è stato un ritorno abbagliante per l’ampiezza, per i contenuti, per la complessità, per gli spunti che offriva».

Il discorso dell’Eliseo (1977) versione integrale

Oggi il Manifesto pubblica alcuni estratti delle Conclusioni al Convegno degli Intellettuali di Enrico Berlinguer, 16 gennaio 1977, Teatro Eliseo di Roma. Un discorso epocale, che qui riproponiamo in versione integrale.

“Da che cosa è nata, da che cosa nasce l’esigenza di metterci a pensare e a lavorare attorno ad un progetto di trasformazione della società che indichi obiettivi e traguardi tali da poter e dover essere perseguiti e raggiunti nei prossimi tre-quattro anni, ma che si traducano in atti, provvedimenti, misure, che ne segnino subito l’avvio?

Leggi tutto “Il discorso dell’Eliseo (1977) versione integrale”

“Gli anni di Berlinguer”: dialogo con Aldo Tortorella

Proseguono gli incontri online organizzati dall’Istituto Gramsci Toscano per il centenario della fondazione del PCI. Venerdì 28 maggio alle 17.30 i giornalisti Susanna Cressati e Paolo Ceccarelli intervistano Aldo Tortorella, direttore di Critica Marxista, sul tema “Gli anni di Berlinguer”.

Membro attivo della Resistenza milanese e del PCI, alla Liberazione Tortorella divenne giornalista dell’edizione genovese de l’Unità, poi segretario della Federazione milanese del PCI e del comitato regionale lombardo. Direttore nazionale d l’Unità dal 1970 al 1975 è stato membro dell’ultima segretaria di Enrico Berlinguer e di quella di Alessandro Natta. Tra il XIX e il XX congresso nazionale del PCI è stato presidente del partito.

L’incontro, che sarà condotto da Giovanni Mari dell’Istituto Gramsci Toscano, può essere seguito sulla piattaforma Zoom e sulla pagina Facebook dell’Istituto.