Milano, 1982: “Un altro mondo è possibile”. Berlinguer, Cesare Musatti, Rafael Alberti

Il comizio tenuto da Enrico Berlinguer alla manifestazione del PCI per la pace, il 17 aprile 1982, è una sorta di lunga, appassionante cavalcata del pensiero del segretario del partito attraverso i temi del pacifismo e del ruolo da protagonista della società civile. Come scriviamo nel capitolo “La pace e il tempo nuovo” del nostro libro, dal palco di Milano Berlinguer sembra gridare: “Un altro mondo è possibile”.

Altri imperdibili momenti di quella manifestazione sono il discorso dello psicanalista Cesare Musatti e la poesia di Rafael Alberti, che lo stesso poeta recitò al palco.

Questo generale

di Rafael Alberti

E’ qui il generale

Che vuole il generale?

Una spada chiede il generale

Non ci sono più spade, generale

Che vuole il generale?

Un cavallo chiede il generale

Non ci sono più cavalli, generale

Che vuole il generale?

Vuole un’altra battaglia il generale

Non ci son più battaglie, generale

Che vuole il generale?

Un’amante vuole il generale

Non ci sono più amanti, generale

Che vuole il generale?

Una gran botte di vino chiede il generale

Non c’è più botte né vino, generale

Che vuole il generale?

Un buon pezzo di carne chiede il generale

Non ci sono più armenti, generale

Che vuole il generale?

Chiede di mangiar erba il generale

Non ci sono più prati, generale

Che vuole il generale?

Chiede di bere acqua il generale

Non esiste più l’acqua, generale

Che vuole il generale?

Vuol dormire in un letto il generale

Non c’è più letto né sonno, generale

Che vuole il generale?

Vuole perdersi per la terra il generale

Non esiste più la terra, generale

Che vuole il generale?

Morire come un cane vuole il generale

Non esistono più i cani, generale

Che vuole il generale?

Che vuole il generale?

Par diventato muto, il generale

Pare che non esista, il generale

Pare che sia morto, il generale

Che ormai, neppure come un cane, sia morto il generale

e che il mondo distrutto, già senza il generale,

ricomincia di nuovo senza questo generale

Cesare Musatti

Compagni, io non so esattamente per quale motivo mi sia stato fatto l’onore di invitarmi a partecipare a questa manifestazione popolare contro la guerra. Forse perchè in passato, al tempo in cui le forze progressiste italiane, allora unite, combattevano contro l’adesione dell’Italia al Patto Atlantico, e cioè a un coinvolgimento a quelle alleanze che prefigurano gli schieramenti dei grandi conflitti armati, allora ho fatto parte qui a Milano del movimento dei Partigiani per la pace.

Forse sono stato invitato perchè sono un uomo anziano, che ha l’esperienza di due guerre mondiali a cui ho partecipato ed ho quindi chiaro un concetto di tutta la barbarie che è insita nello stesso concetto di guerra. O forse semplicemente perchè sono un vecchio patriarca, che tuttavia è ancora in grado di parlare ai giovani, con i quali riesco a intendermi abbastanza bene.

Eppure non so se io sia proprio la persona adatta a parlare di guerra e di pace. Perchè, pur essendo uno spirito ottimista e pacifico, conosco, non per mie virtù speciali ma per il mestiere che ho fatto durante la vita, come gli uomini la guerra la abbiano nel loro cuore e come sia difficile estirpare quella aggressività che dentro di noi ci spinge a combattere coloro che sentiamo avversari.

La guerra è sì una cosa infame, balorda e inutile, perchè non risolve mai i problemi per cui viene combattuta. Eppure gli uomini sono spinti da oscure forze che agiscono dentro di loro, e che si mascherano con elementi religiosi, o di amor di patria, e anche di aspirazione ad una superiore giustizia, a lottare con tutti i mezzi gli uni contro gli altri. Tragica è perciò la mia situazione, che della guerra ho orrore, ma che sento montare negli animi la aspirazione alla lotta. E anch’io in questo momento, amici e compagni, vi incito alla lotta.

Che fare dunque: accettare l’inevitabile, e dichiarare che la vita stessa è lotta e che la guerra è qualche cosa di non estirpabile dalle aspirazioni degli uomini, anche se essi non lo sanno, anche se credono di essere pacifisti ed oppositori ad ogni violenza? La tentazione di percorrere questa via della inevitabilità della violenza è grande. Anche nelle nostre file ci sono coloro che si sono lasciati trascinare da questa logica, la quale è una logica contraddittoria e suicida. Chi spera in una realtà migliore, chi vuol liberare il nostro paese e il mondo dall’ingiustizia, dal privilegio, dai grandi flagelli che ci minacciano (la fame, la disoccupazione, lo sfruttamento del lavoro da parte di chi detiene le leve del meccanismo produttivo), e dai pericoli stessi della guerra guerreggiata, la quale nasce da queste storture, tuttavia tuttora esistenti, della nostra società, chi vuole tutto questo non può a sua volta far ricorso alla violenza armata, non alla violenza che si svolge tra i popoli, ma neppure a quella che all’interno della nazione mira, con ripetuti atti terroristici, a destabilizzare il sistema in cui viviamo con l’illusione di preparare il terreno ad una società più giusta.

La via non può che essere diversa. La salda unione degli uomini che aspirano a vivere del proprio lavoro, una unione per lottare e distruggere sistemi antiquati di distribuzione delle ricchezze, una unione che superi i contrasti artificiosamente favoriti da chi aspira a mantenere comunque le cose come stanno. E ancora vorrebbe che la aggressività umana si scatenasse anche nei conflitti fra i popoli, con le guerre sempre più paurose e distruttrici, tanto nei conflitti e le divisioni interne che rendono lento l’avanzare del civile progresso.

Lottare bisogna, lottare è il nostro destino, ma lottare per pacificare il mondo e per piegare la natura alle esigenze degli uomini, aumentando il benessere degli uomini e la sicurezza di ciascuno. Se l’aggressività umana è qualcosa di inevitabile, indirizziamola dunque alla conquista dei beni comuni, connessi ad un più alto grado di civiltà, dove le guerre non siano più fra gli uomini, ma degli uomini contro le forze naturali nemiche e ostili, contro le superstizioni e gli imbrogli che hanno sempre ostacolato l’umano progresso e contro le ambizioni di coloro che vorrebbero in qualche modo perpetuare i loro privilegi.

Guerra al regno della guerra, come dicevano le nostre vecchie canzoni. E venga il disarmo generale e incondizionato, che garantisca la pacifica convivenza dei popoli, uniti in questa alleanza universale contro ogni forza che ostacoli e minacci l’umanità.

 

 

 

 

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