Foto dal Mandela Forum

Si è conclusa al Mandela Forum la mostra dedicata a Enrico Berlinguer. Tra le numerosissime iniziative  che l’hanno animata ci sono stati anche due incontri per noi particolarmente coinvolgenti: la discussione sul nostro libro “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente” insieme a Leonardo Domenici e quella sul libro di Andrea Mazzoni  “L’anno che voleva cambiare le cose. Il 1975, giorno per giorno, dalle pagine de l’Unità”. Ecco le immagini delle serate.

“Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente” al Mandela Forum di Firenze sabato 4 ottobre

Sabato 4 ottobre alle 17.30, al Mandela Forum di Firenze che ospita la mostra  “I luoghi e le parole di Enrico Berlinguer”,  Simone Siliani ed io presenteremo il nostro libro “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente” (Castelvecchi Editore), che sta per compiere il giro di boa dei 10 anni. Eppure è ancora attualissimo, soprattutto alla luce delle riflessioni e degli approfondimenti sulla figura del segretario e la storia del PCI e della sinistra italiana che, proprio con la mostra e nel corso dei bellissimi dibattiti che l’hanno punteggiata quotidianamente, sono emersi, coinvolgendo migliaia di visitatori. L’appuntamento è allo spazio libreria. Alle 20.30 seguirà la serata conclusiva della mostra con le letture di Paolo Hendel e le canzoni di lotta della Allonsanfàn Band.

Susanna Cressati

1975: l’anno che voleva cambiare le cose

“L’anno che voleva cambiare le cose” è il bel libro scritto da Andrea Mazzoni, che ripercorre le vicende di quei mesi così come furono trattate nelle pagine dell’Unità Insieme all’autore, a Simonetta Soldani e ad Amos Cecchi ne parleremo domani nell’ambito della mostra su Berlinguer allestita al Mandela Forum di Firenze. Nella locandina tutti i particolari.

La mostra “I luoghi e le parole di Enrico Berlinguer” al Mandela forum di Firenze

A cinquant’anni dal comizio conclusivo della Festa dell’Unità alle Cascine, che raccolse quattro cortei di un milione di persone, Firenze ospiterà la grande mostra “I luoghi e le parole di Enrico Berlinguer” dedicata alla vita, alla carriera, alla fortuna politica e anche al lascito morale del segretario del Partito Comunista Italiano.

La mostra si svolgerà da mercoledì 3 settembre a domenica 5 ottobre all’interno del Mandela forum, dove arriva dopo le tappe di Roma, Bologna, Sassari e Cagliari. Oltre all’allestimento classico da 2000 metri quadrati che racconta la vita pubblica e privata di Berlinguer, la mostra accoglierà anche un ricco padiglione (500 metri quadrati) dedicato alla figura di Berlinguer in Toscana e a Firenze. Per tutta la durata della mostra il Mandela forum ospiterà inoltre un cartellone di eventi collaterali tra cinema, presentazioni di libri, dibattiti culturali e stand culinari, una sorta di festa dell’Unità contemporanea.

L’organizzazione fiorentina della mostra è dell’associazione Nelson Mandela forum, che proprio a Berlinguer ha proposto al Comune di Firenze il toponimo del piazzale antistante l’ingresso, e del Comitato di indirizzo politico istituito appositamente e presieduto da Michele Ventura con vicepresidente Fiorella Gasperini e con Marisa Nicchi, Leonardo Domenici, Paolo Fontanelli, Daniela Lastri, Marco Spinelli, Maurizio Paolini e Tea Albini. “Non si tratta di una mera operazione nostalgica che guarda al passato – spiegano i promotori – ma riteniamo che la figura di Enrico Berlinguer abbia ancora molto da raccontare alla nostra società perché parla di impegno civile, di rispetto dei diritti, e di fermezza nel difendere le istituzioni democratiche. Oggi che quei partiti e quel mondo sono scomparsi sono però ancora vivi i temi della pace, della questione femminile, dell’ambientalismo. Da quello che è stato e che Berlinguer ha incarnato possiamo e dobbiamo coltivare un’idea di politica per il futuro”.

“Il mondo di Berlinguer” alla libreria Rinascita di Empoli

In occasione dell’anno che segna il quarantesimo anniversario della scomparsa di Enrico Berlinguer Adriano Chini, a lungo dirigente del PCI, ex sindaco di Campi Bisenzio e consigliere regionale, ha tirato fuori dai suoi cassetti una abbondante messe di documenti, fascicoli, manifesti, pubblicazioni legate alla sua militanza. Ha riordinato questo materiale in una mostra il cui ampio catalogo, arricchito di testi e riferimenti storici, verrà presentato sabato 23 novembre alle ore 17.30 alla libreria Rinascita di Empoli, in via Ridolfi 53. La mostra e il volume si intitolano “Il mondo di Berlinguer. 1972-1984” e si riferiscono appunto al periodo in cui Berlinguer fu segretario del partito. Paola Sani, che ha organizzato l’evento, mi ha invitata a partecipare insieme allo stesso Adriano Chini e al filosofo Alfonso Maurizio Iacono, docente all’Università di Pisa.

Berlinguer a Roma oltre la nostalgia su Cultura Commestibile

Sul numero 518 della rivista online Cultura Commestibile è uscito oggi (26 gennaio 2024) l’articolo intitolato “Berlinguer, oltre la nostalgia” scritto dopo una visita alla mostra dedicata al segretario all’ex Mattatoio di Roma, a Testaccio. La mostra è aperta fino all’11 febbraio 2024.  Ecco il testo dell’articolo:

Berlinguer, oltre la nostalgia

Nel mini-monitor, uno dei tanti sparsi nei padiglioni dell’ex Mattatoio di Roma che ospitano la mostra “I luoghi e le parole di Enrico Berlinguer”, scorrono le immagini del 13 giugno del 1984 in piazza San Giovanni. La marea di folla e di bandiere rosse, Nilde Iotti con gli occhiali scuri che ringrazia Pertini, il presidente quasi disperato che accarezza la bara di Enrico, “amico, figlio, compagno di lotta”. La donna che guarda il filmato si è messa gli auricolari, è immobile e piange in silenzio. Nella prima sala, prima di uscire, i visitatori firmano il libro delle presenze con piccole frasi di affetto e di gratitudine. La penna ha l’inchiostro verde (un caso o una reminiscenza togliattiana?). Fuori, davanti all’ingresso, alcune persone (compresa chi scrive) si fanno fotografare davanti agli striscioni che mostrano un Berlinguer ora sorridente ora pensoso, ora solo ora circondato dai compagni.

D’accordo, tutta questa storia è ancora talmente aperta e viva, talmente in tanti possono ancora dire “è storia mia, è storia nostra” che ricordo commosso, nostalgia, rimpianto, magone sono più che leciti, perfino naturali. Eppure quella messa su a Roma dall’Associazione Enrico Berlinguer nel centenario della nascita del segretario, e curata da Alessandro d’Onofrio, Alexander Höbel e Gregorio Sorgonà rappresenta molto di più di una “operazione nostalgia”, e non solo per la serietà dell’indagine che l’ha preparata e la ricchezza dei materiali esposti, originali audiovisivi, sonori, fotografici e documenti d’archivio.

In fondo ricordare questo leader, ricostruirne la formazione, il percorso intellettuale e politico, le scelte decisive, le vittorie e le sconfitte, e soprattutto calarne la figura nella realtà storica nazionale e internazionale in cui ha vissuto ed operato non significa solo rendergli un omaggio personale o retorico, ma significa anche tirare in ballo le idee, le scelte, le esperienze di una intera collettività di uomini e donne, iscritti ed elettori di un partito che ha contribuito a costruire l’Italia come un paese democratico e moderno. C’è un lascito importante e attuale in tutto ciò, che non va dimenticato né disperso, come purtroppo è accaduto per altri elementi della storia della sinistra e di quello stesso partito, il PCI (vedi, ad esempio, la tormentata vicenda dell’archivio dell’Unità).

Immergendosi nei padiglioni della mostra, approfondendo i suggerimenti tematici e approfittando dei link multimediali o archivistici, si possono ripercorrere gli anni berlingueriani con il cuore ma anche con la testa, con il sentimento (perché no) ma anche con capacità critica e di analisi, per ricostruire un passato che, volenti o nolenti, ci parla ancora oggi.

Il percorso espositivo propone cinque sezioni tematiche: Gli affetti, Il dirigente, Nella crisi italiana, La dimensione globale, Attualità e futuro.

La prima è dedicata alla rappresentazione della dimensione più emotiva, privata e familiare della vita di Berlinguer, con materiali d’archivio, libri, fotografie e oggetti personali. La scrivania, i libri. Cosa leggeva Berlinguer da giovane? A giudicare dalla sua biblioteca tanta filosofia, antica (i sofisti, Platone, Aristotele, Socrate) e moderna (Leibniz, Hegel, Nietzsche, Croce); scienza della politica moderna (Machiavelli, gli illuministi, i pensatori del Risorgimento, a partire da Mazzini); teorie della conoscenza, tematiche religiose.

La seconda sezione ripercorre la storia del Berlinguer dirigente di partito ricostruendo tutto il suo percorso di militanza comunista dall’iscrizione alla sezione giovanile del PCI di Sassari nel 1943 fino alla sua elezione a vicesegretario del PCI nel 1969.

Il contesto italiano inquadra nella terza sezione i momenti cruciali della sua biografia politica di segretario negli anni seguenti, mentre nella sezione successiva si sottolinea la dimensione globale della sua leadership: le riflessioni sui fatti del Cile, la ridefinizione del rapporto con l’Unione Sovietica, l’eurocomunismo, i movimenti di liberazione del Vietnam, la ricucitura dei rapporti con la Repubblica Popolare Cinese, la battaglia a tutto campo per la pace.

L’ultima sezione si interroga sul lascito politico di Berlinguer quale figura centrale del pantheon repubblicano, apprezzata e riconosciuta oltre i confini del proprio mondo e capace di richiamare l’attenzione su nodi e problemi globali divenuti sempre più pressanti negli ultimi decenni.

Nel percorso tavole e documenti approfondiscono elementi fondamentali del contesto storico politico degli anni in cui Berlinguer fu alla guida del PCI: gli eventi internazionali; la lunga stagione delle stragi e del terrorismo in Italia dal 1969 al 1984; gli esiti storicamente fondamentali della grande stagione riformatrice nel nostro paese per la quale il PCI fu motore determinante.

Molte le “curiosità” esposte: biglietti e lettere manoscritte (al poeta Rafael Alberti, a Luigi Pintor, a Renato Guttuso, a monsignor Bettazzi); manoscritti preparatori e dattiloscritti di discorsi (al Comitato centrale del partito, in Parlamento, l’originale del famoso saluto del 7 novembre 1977 a Mosca per le celebrazioni di 60° anniversario della rivoluzione d’ottobre in cui riconosce alla democrazia quel valore “storicamente universale sul quale fondare una originale società socialista”). E ancora tante indimenticabili fotografie degli incontri, dei comizi, delle feste dell’Unità, caricature, manifesti, filmati di sue interviste (a Minoli, nelle Tribune politiche), prime pagine dell’Unità, anche quella finta stampata dal periodico satirico Il Male nel settembre del 1978 in cui un fasullo Berlinguer annunciava con un editoriale la rottura con la DC. I libri che gli sono stati dedicati.

Sempre, da tutto questo immenso deposito di materiali emerge “con forza” l’intreccio della sua attività politica con le lotte “concrete” (perdonerà il Bianciardi de “Il lavoro culturale” questo ricorso a un linguaggio antico e un po’ stereotipato) dei lavoratori, dei giovani e delle donne. Una vicinanza, anzi un legame indissolubile che gli fu riconosciuto, simbolicamente e per sempre, da quella immensa folla il 13 giugno 1984 a San Giovanni.

Susanna Cressati