Parole nuove per il cambiamento: Berlinguer oratore

Firenze. A Lecco, nel corso di una delle presentazioni che stiamo tenendo in giro per l’Italia, uno degli intervenuti (Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana e intervistato nel nostro libro) ha introdotto il tema del linguaggio politico. In sintesi ha detto questo: “Berlinguer ci offre un linguaggio per parlare della crisi. Il segretario del Pci aveva una forte capacità di parlare in maniera sobria e rispettosa, di denunciare con parole forti l’ingiustizia, di delineare orizzonti nuovi e il bisogno di cambiamento con parole serene. Oggi la sinistra ha bisogno di elaborare un linguaggio moderno, senza strumentalismi usati per intimidire, aggredire, sottomettere. Un linguaggio semplice e profondo capace di esprimere una distanza critica rispetto all’esistente”.

Ma com’era il linguaggio di Berlinguer? La ricercatrice  Maria Vittoria dell’Anna lo ha analizzato per il sito della Treccani.

Potete leggere qui le sue riflessioni.

 

“Rinnovamento della politica e rinnovamento del Pci”: il testo

Rinnovamento della politica e rinnovamento del Pci”, l’articolo di Enrico Berlinguer che fu pubblicato sul supplemento mensile del settimanale Rinascita “Il contemporaneo” del 4 dicembre 1981, è uno dei testi più frequentemente citati in questo libro. Ci sembra utile quindi riproporlo integralmente.

Ricordiamo che Il Contemporaneo nasce il 27 marzo 1954 come rivista settimanale politico – letteraria a Roma, sotto la direzione iniziale di Romano Bilenchi, Carlo Salinari e Antonello Trombadori. Nel marzo del 1958 il comitato direttivo, formato da Renato Guttuso, Carlo Melograni, Velso Mucci, Carlo Salinari, Albe Steiner, Antonello Trombadori e Glauco Viazzi trasforma la rivista in mensile e nel 1965 si affianca alla rivista “Rinascita”, della quale diventa poi supplemento mensile. Rinascita e Il contemporaneo chiudono nel 1989.

Qui il testo integrale

 

Maurizio Maggiani: “Berlinguer come Garibaldi”

Maurizio Maggiani (Castelnuovo di Magra 1951) è diventato “romanziere” (come scrive lui stesso nella biografia pubblicata sul suo sito) perchè non ha “mai smesso di essere curioso”. Quando siamo andati a trovarlo, in una casa nelle campagne di Faenza, ci ha raccontato a lungo il suo rapporto con Berlinguer e con il Pci: “Un anarchico che si iscrive al Pci perchè è d’accordo sul Compromesso Storico. Una roba grossa!”. Sempre sul suo sito ha scritto che suo nonno Armando era soprannominato Garibà, Garibaldi, “per il suo carattere, portamento e tempra politica”. Maggiani ha paragonato Berlinguer a Garibaldi, perchè, come disse alla regina Vittoria il primo ministro inglese Benjamin Disraeli a proposito dell’eroe dei due mondi, “è ciò che dice, dice ciò che fa, fa ciò che è”. Nel nostro libro l’intervento di Maurizio Maggiani è pubblicato come postfazione.