Berlinguer: il lirismo nella politica e nello spirito dell’uomo

Negli ultimi giorni, complice l’avvicinarsi del quarantesimo anniversario della sua morte, Enrico Berlinguer torna a popolare i sogni della sinistra. Anche Simone Siliani ed io, che abbiamo dedicato al segretario del PCI il libro “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente” (Castelvecchi Editore), siamo stati invitati ad alcuni appuntamenti a lui dedicati. Il primo è quello che vedete in locandina, sabato 11 maggio alle 17 a Bagno a Ripoli, Biblioteca Comunale, con Paolo Cocchi. Grazie a tutti coloro che hanno reso possibile questo incontro, a cui seguiranno altri appuntamenti in altre località toscane.

E’ da molti anni che Simone ed io seguiamo la “pista” tracciata da Berlinguer in anni ormai lontani e in una Italia e in un mondo tanto diversi da quelli attuali, sotto il profilo economico, sociale, culturale e politico. E tuttavia non ci stanchiamo di tenere viva l’attenzione su questo uomo politico che è inattuale e attualissimo allo stesso tempo. Ieri sera Marco Damilano, nella sua trasmissione “Il cavallo e la torre” ne ha tracciato un breve ma molto equilibrato e particolare ritratto: Berlinguer – ha detto – è stato il leader con il carisma dell’antileader, non avrebbe ma invitato a votare per il suo nome. Questo e un altro tratto fondamentale, quello dell’antifascismo più rigoroso rivendicato con taglienti parole di verità nel corso della sua prima Tribuna Politica da segretario il 2 aprile del 1972 (i fascisti sono stati coraggiosi solo dietro le SS, davanti ai partigiani sono sempre scappati) rendono la sua “postura”, si direbbe oggi, attualissima.

Poi Damilano amplia la visione del contesto: la nascente mediaticità della politica, l’attenzione di Berlinguer al tema del protagonismo delle donne, dei giovani, la questione morale, la pace, il lavoro, lo strappo dall’Unione Sovietica. I successi elettorali, il compromesso storico (non per andare verso il comunismo ma per salvare il paese) finito in tragedia, i fischi socialisti che furono esplosione di un dissidio incolmabile.

Damilano non rinuncia a Benigni, a riproporre per l’ennesima volta il gesto, davvero indimenticabile per tanti, di quei due uomini diversissimi per esperienza, cultura e responsabilità ma entrambi magri e fragili e sorridenti che si affidano fisicamente l’un l’altro. Concionava Benigni: “Vorrei presentarvi un poeta della nostra epoca che insieme a Pascoli e Gozzano è riuscito a rilanciare il lirismo nella politica e nello spirito dell’uomo, che in un’epoca materialista come la nostra si è andato perdendo”. E bravo Benigni, che certamente sapeva e sa che poesia significa fare, produrre, e che per fare una politica che convince e trascini le persone ci vogliono cose come le idee grandi e quelle personali, le speranze per il destino dell’umanità ma anche per quelle dei nostri figli, un po’ di grazia, di armonia. Un sentimento, un’emozione comune.

Susanna Cressati