Il giorno del compleanno di Enrico Berlinguer a Barberino

Ho passato a Barberino con Simone Siliani, Paolo Cocchi e tanti (tanti davvero) amici e compagni il giorno che sarebbe stato quello del compleanno di Enrico Berlinguer. Il tema proposto da Ora!Barberino e Cultura Commestibile al pubblico riunito nel salone del circolo Arci era “L’eredità di Erico Berlinguer”, un argomento a Simone e a me molto congeniale visto che ci abbiamo dedicato un libro intero, “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente” (Castelvecchi Editore 2022) per sostenerne, almeno in alcune parti molto importanti e “pesanti”, la sua attuale utilità per la politica e per la sinistra. Dopo due ore buone di interventi eravamo sempre lì (mentre al tavolo dell’aperitivo attendevano intonsi crostini pecorino e baccelli) a cercare di fare i conti con quella eredità, a lungo trascurata, allontanata, espunta come cosa sorpassata, a volte condannata come inutile se non dannosa per la sinistra. Eppure ancora evocata e desiderata. Basta soffiare sulla cenere, anche con poco fiato, anche con pudore intellettuale e le braci riprendono molto rapidamente la loro vita incandescente. Io non conosco Barberino e la sua realtà politica. Ma sia in questa che in altre occasioni (vedi Bagno a Ripoli) avrei consigliato ai politici oggi attivi di venire a ascoltare. Perché il livello di scoramento, di smarrimento, di mancanza di speranza nella politica che i tanti (tanti) intervenuti ha espresso era davvero sconvolgente. Con il libro Simone ed io giriamo le varie sedi di presentazione dal 2016 e stiamo percependo anno dopo anno, mese dopo mese, la consapevolezza di un decadimento politico e partecipativo che sembra inarrestabile: le persone ti guardano con occhi disperati, non se ne fanno una ragione che la politica che un tempo praticavano come crescita personale e partecipazione alla vita collettiva sia stata annulla, sostituita da un gioco di potere su cui non solo non hanno alcuna influenza ma che non tiene minimamente conto dei loro problemi, dei loro diritti. Nessuno, nessuno a sinistra sembra avere veramente raccolto e messo a frutto quella eredità di Berlinguer che i nostri interlocutori testimoniano ancora così vicina al popolo: il valore universale della democrazia, la battaglia per la pace, per un nuovo modello di sviluppo (austerità), per una politica pulita (questione morale), per una politica vicina a chi ha le leve del futuro (i giovani, le donne). “Siamo disarmati”, li senti dire.

“Abbiamo di fatto dimenticato Berlinguer – dice Paolo – ma è il fardello della sua eredità che non lascia noi”. A cavallo degli anni Ottanta e Novanta si sviluppò un dibattito intorno al concetto di “orizzonte del comunismo”, che la sinistra avrebbe dovuto o meno indicare come proprio estremo approdo. Un orizzonte che, se ben ricordo, era disegnato dalla critica al capitalismo ma anche alla versione corrente della democrazia. Erano gli anni in cui Giorgio Gaber cantava “Ma cos’é la destra cos’é la sinistra. Basta!” e “ideologia” era una parolaccia. E invece – penso – una ideologia è essenziale, sono essenziali fondamenti teorici, finalità, valori e obiettivi anche a lungo termine che sostengono una battaglia politica che non si riduca alla curatela di interessi particolari, a obiettivi elettorali, a lotte di potere.

Lo sgomento dei nostri interlocutori (e confesso anche il mio) rispetto alla politica attuale (parlo a livello europeo) è tutto qui: nessuna forza politica sta costruendo una proposta critica nei confronti dello stato di cose presente, di un capitalismo sempre più globale e vorace, che produce un mondo sempre più diseguale ed ingiusto, travolto dalle guerre, in balìa dei pochi privati che con le tecnologie più avanzate tengono in pugno miliardi di esseri umani conoscendone i dati e potendoli trasformare in armi poderose di controllo e manipolazione.

Direte: ma Berlinguer che ne sapeva? Nella remota sua epoca questo politico qualcosa aveva intuito (rileggetelo), aveva individuato e indicato un orizzonte critico rispetto allo stato di cose presenti.

Susanna Cressati

Berlinguer: il lirismo nella politica e nello spirito dell’uomo

Negli ultimi giorni, complice l’avvicinarsi del quarantesimo anniversario della sua morte, Enrico Berlinguer torna a popolare i sogni della sinistra. Anche Simone Siliani ed io, che abbiamo dedicato al segretario del PCI il libro “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente” (Castelvecchi Editore), siamo stati invitati ad alcuni appuntamenti a lui dedicati. Il primo è quello che vedete in locandina, sabato 11 maggio alle 17 a Bagno a Ripoli, Biblioteca Comunale, con Paolo Cocchi. Grazie a tutti coloro che hanno reso possibile questo incontro, a cui seguiranno altri appuntamenti in altre località toscane.

E’ da molti anni che Simone ed io seguiamo la “pista” tracciata da Berlinguer in anni ormai lontani e in una Italia e in un mondo tanto diversi da quelli attuali, sotto il profilo economico, sociale, culturale e politico. E tuttavia non ci stanchiamo di tenere viva l’attenzione su questo uomo politico che è inattuale e attualissimo allo stesso tempo. Ieri sera Marco Damilano, nella sua trasmissione “Il cavallo e la torre” ne ha tracciato un breve ma molto equilibrato e particolare ritratto: Berlinguer – ha detto – è stato il leader con il carisma dell’antileader, non avrebbe ma invitato a votare per il suo nome. Questo e un altro tratto fondamentale, quello dell’antifascismo più rigoroso rivendicato con taglienti parole di verità nel corso della sua prima Tribuna Politica da segretario il 2 aprile del 1972 (i fascisti sono stati coraggiosi solo dietro le SS, davanti ai partigiani sono sempre scappati) rendono la sua “postura”, si direbbe oggi, attualissima.

Poi Damilano amplia la visione del contesto: la nascente mediaticità della politica, l’attenzione di Berlinguer al tema del protagonismo delle donne, dei giovani, la questione morale, la pace, il lavoro, lo strappo dall’Unione Sovietica. I successi elettorali, il compromesso storico (non per andare verso il comunismo ma per salvare il paese) finito in tragedia, i fischi socialisti che furono esplosione di un dissidio incolmabile.

Damilano non rinuncia a Benigni, a riproporre per l’ennesima volta il gesto, davvero indimenticabile per tanti, di quei due uomini diversissimi per esperienza, cultura e responsabilità ma entrambi magri e fragili e sorridenti che si affidano fisicamente l’un l’altro. Concionava Benigni: “Vorrei presentarvi un poeta della nostra epoca che insieme a Pascoli e Gozzano è riuscito a rilanciare il lirismo nella politica e nello spirito dell’uomo, che in un’epoca materialista come la nostra si è andato perdendo”. E bravo Benigni, che certamente sapeva e sa che poesia significa fare, produrre, e che per fare una politica che convince e trascini le persone ci vogliono cose come le idee grandi e quelle personali, le speranze per il destino dell’umanità ma anche per quelle dei nostri figli, un po’ di grazia, di armonia. Un sentimento, un’emozione comune.

Susanna Cressati

Berlinguer a Roma oltre la nostalgia su Cultura Commestibile

Sul numero 518 della rivista online Cultura Commestibile è uscito oggi (26 gennaio 2024) l’articolo intitolato “Berlinguer, oltre la nostalgia” scritto dopo una visita alla mostra dedicata al segretario all’ex Mattatoio di Roma, a Testaccio. La mostra è aperta fino all’11 febbraio 2024.  Ecco il testo dell’articolo:

Berlinguer, oltre la nostalgia

Nel mini-monitor, uno dei tanti sparsi nei padiglioni dell’ex Mattatoio di Roma che ospitano la mostra “I luoghi e le parole di Enrico Berlinguer”, scorrono le immagini del 13 giugno del 1984 in piazza San Giovanni. La marea di folla e di bandiere rosse, Nilde Iotti con gli occhiali scuri che ringrazia Pertini, il presidente quasi disperato che accarezza la bara di Enrico, “amico, figlio, compagno di lotta”. La donna che guarda il filmato si è messa gli auricolari, è immobile e piange in silenzio. Nella prima sala, prima di uscire, i visitatori firmano il libro delle presenze con piccole frasi di affetto e di gratitudine. La penna ha l’inchiostro verde (un caso o una reminiscenza togliattiana?). Fuori, davanti all’ingresso, alcune persone (compresa chi scrive) si fanno fotografare davanti agli striscioni che mostrano un Berlinguer ora sorridente ora pensoso, ora solo ora circondato dai compagni.

D’accordo, tutta questa storia è ancora talmente aperta e viva, talmente in tanti possono ancora dire “è storia mia, è storia nostra” che ricordo commosso, nostalgia, rimpianto, magone sono più che leciti, perfino naturali. Eppure quella messa su a Roma dall’Associazione Enrico Berlinguer nel centenario della nascita del segretario, e curata da Alessandro d’Onofrio, Alexander Höbel e Gregorio Sorgonà rappresenta molto di più di una “operazione nostalgia”, e non solo per la serietà dell’indagine che l’ha preparata e la ricchezza dei materiali esposti, originali audiovisivi, sonori, fotografici e documenti d’archivio.

In fondo ricordare questo leader, ricostruirne la formazione, il percorso intellettuale e politico, le scelte decisive, le vittorie e le sconfitte, e soprattutto calarne la figura nella realtà storica nazionale e internazionale in cui ha vissuto ed operato non significa solo rendergli un omaggio personale o retorico, ma significa anche tirare in ballo le idee, le scelte, le esperienze di una intera collettività di uomini e donne, iscritti ed elettori di un partito che ha contribuito a costruire l’Italia come un paese democratico e moderno. C’è un lascito importante e attuale in tutto ciò, che non va dimenticato né disperso, come purtroppo è accaduto per altri elementi della storia della sinistra e di quello stesso partito, il PCI (vedi, ad esempio, la tormentata vicenda dell’archivio dell’Unità).

Immergendosi nei padiglioni della mostra, approfondendo i suggerimenti tematici e approfittando dei link multimediali o archivistici, si possono ripercorrere gli anni berlingueriani con il cuore ma anche con la testa, con il sentimento (perché no) ma anche con capacità critica e di analisi, per ricostruire un passato che, volenti o nolenti, ci parla ancora oggi.

Il percorso espositivo propone cinque sezioni tematiche: Gli affetti, Il dirigente, Nella crisi italiana, La dimensione globale, Attualità e futuro.

La prima è dedicata alla rappresentazione della dimensione più emotiva, privata e familiare della vita di Berlinguer, con materiali d’archivio, libri, fotografie e oggetti personali. La scrivania, i libri. Cosa leggeva Berlinguer da giovane? A giudicare dalla sua biblioteca tanta filosofia, antica (i sofisti, Platone, Aristotele, Socrate) e moderna (Leibniz, Hegel, Nietzsche, Croce); scienza della politica moderna (Machiavelli, gli illuministi, i pensatori del Risorgimento, a partire da Mazzini); teorie della conoscenza, tematiche religiose.

La seconda sezione ripercorre la storia del Berlinguer dirigente di partito ricostruendo tutto il suo percorso di militanza comunista dall’iscrizione alla sezione giovanile del PCI di Sassari nel 1943 fino alla sua elezione a vicesegretario del PCI nel 1969.

Il contesto italiano inquadra nella terza sezione i momenti cruciali della sua biografia politica di segretario negli anni seguenti, mentre nella sezione successiva si sottolinea la dimensione globale della sua leadership: le riflessioni sui fatti del Cile, la ridefinizione del rapporto con l’Unione Sovietica, l’eurocomunismo, i movimenti di liberazione del Vietnam, la ricucitura dei rapporti con la Repubblica Popolare Cinese, la battaglia a tutto campo per la pace.

L’ultima sezione si interroga sul lascito politico di Berlinguer quale figura centrale del pantheon repubblicano, apprezzata e riconosciuta oltre i confini del proprio mondo e capace di richiamare l’attenzione su nodi e problemi globali divenuti sempre più pressanti negli ultimi decenni.

Nel percorso tavole e documenti approfondiscono elementi fondamentali del contesto storico politico degli anni in cui Berlinguer fu alla guida del PCI: gli eventi internazionali; la lunga stagione delle stragi e del terrorismo in Italia dal 1969 al 1984; gli esiti storicamente fondamentali della grande stagione riformatrice nel nostro paese per la quale il PCI fu motore determinante.

Molte le “curiosità” esposte: biglietti e lettere manoscritte (al poeta Rafael Alberti, a Luigi Pintor, a Renato Guttuso, a monsignor Bettazzi); manoscritti preparatori e dattiloscritti di discorsi (al Comitato centrale del partito, in Parlamento, l’originale del famoso saluto del 7 novembre 1977 a Mosca per le celebrazioni di 60° anniversario della rivoluzione d’ottobre in cui riconosce alla democrazia quel valore “storicamente universale sul quale fondare una originale società socialista”). E ancora tante indimenticabili fotografie degli incontri, dei comizi, delle feste dell’Unità, caricature, manifesti, filmati di sue interviste (a Minoli, nelle Tribune politiche), prime pagine dell’Unità, anche quella finta stampata dal periodico satirico Il Male nel settembre del 1978 in cui un fasullo Berlinguer annunciava con un editoriale la rottura con la DC. I libri che gli sono stati dedicati.

Sempre, da tutto questo immenso deposito di materiali emerge “con forza” l’intreccio della sua attività politica con le lotte “concrete” (perdonerà il Bianciardi de “Il lavoro culturale” questo ricorso a un linguaggio antico e un po’ stereotipato) dei lavoratori, dei giovani e delle donne. Una vicinanza, anzi un legame indissolubile che gli fu riconosciuto, simbolicamente e per sempre, da quella immensa folla il 13 giugno 1984 a San Giovanni.

Susanna Cressati

Modernità di Berlinguer: incontro con Aldo Tortorella

L’11 giugno 1984 moriva Enrico Berlinguer. Per ricordarne la figura e dibattere alcuni dei più importanti aspetti del suo lascito politico e culturale l’Istituto Gramsci toscano ha promosso un incontro sulla sua figura nell’ambito delle iniziative per i 100 anni della fondazione del PCI. Protagonista dell’iniziativa è stato Aldo Tortorella, già membro della Segreteria nazionale del Pci, a cui hanno posto domande e sollecitazioni Simone Siliani e Paolo Ceccarelli. In seguito Alberto Leiss ha curato una sintesi di quanto emerso, oggi pubblicata sul periodico Cultura Commestibile. Leggi tutto “Modernità di Berlinguer: incontro con Aldo Tortorella”

Il discorso dell’Eliseo (1977) versione integrale

Oggi il Manifesto pubblica alcuni estratti delle Conclusioni al Convegno degli Intellettuali di Enrico Berlinguer, 16 gennaio 1977, Teatro Eliseo di Roma. Un discorso epocale, che qui riproponiamo in versione integrale.

“Da che cosa è nata, da che cosa nasce l’esigenza di metterci a pensare e a lavorare attorno ad un progetto di trasformazione della società che indichi obiettivi e traguardi tali da poter e dover essere perseguiti e raggiunti nei prossimi tre-quattro anni, ma che si traducano in atti, provvedimenti, misure, che ne segnino subito l’avvio?

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16 marzo 1978: “Contro il terrorismo, da uomini liberi”

Alla classe operaia e ai lavoratori, a tutti i democratici, a tutti gli antifascisti, a tutti i cittadini, uomini e donne di ogni età e di ogni condizione, a tutti i corpi dello Stato che intendono essere fedeli fermamente alla Costituzione assicuriamo come sempre, in queste ore e nelle prossime settimane, l’impegno pieno, tenace ed unitario del Partito Comunista e rivolgiamo ad essi un appello ad esercitare una vigilanza, a partecipare alla azione necessaria per sventare, come è possibile, le manovre e le provocazioni che vogliono sovvertire la nostra democrazia, la nostra convivenza di uomini liberi“.

Con queste parole Enrico Berlinguer concluse il suo discorso alla Camera dei Deputati il 16 marzo 1978, poche ore dopo l’agguato di via Fani, durante il quale un commando delle Brigate Rosse rapì Aldo Moro e uccise i cinque componenti della sua scorta. Berlinguer aveva preparato un altro discorso, in occasione del voto di fiducia al governo Andreotti che il PCI aveva preannunciato.  Questa bozza, che il segretario comunista non lesse mai, è inclusa nell’elenco dei discorsi parlamentari di Enrico Berlinguer pubblicati dalla Camera dei Deputati in un volume del 2001. Nello stesso libro sono riprodotti (per gentile concessione della Fondazione Istituto Gramsci) i fogli manoscritti dell’intervento che realmente Berlinguer tenne alla Camera. 

La foto che correda questo articolo è quella della prima pagina del manoscritto. Qui il Discorso Berlinguer Camera 16.03.1978

 

L’Unità: l’archivio storico digitalizzato è clandestino

Nel 2015 con Simone Siliani avevamo appena cominciato a cercare, leggere, analizzare documenti e temi che avremmo riversato poi nel libro “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente”. Fin dai primi passi ci eravamo imbattuti in una notevole difficoltà nel reperire i materiali originali a cui volevamo attingere e subito diventò quotidiana per noi l’abitudine di scandagliare l’archivio storico digitalizzato dell’Unità, strada maestra e veloce per chi avesse voluto, come noi, avere a disposizione documenti della direzione nazionale del PCI, tesi e interventi congressuali, molti discorsi del segretario riportati integralmente. Una vera e propria miniera che offriva le sue pepite d’oro con la semplicità che solo può essere il risultato di un lavoro complesso e fatto bene. Un giorno improvvisamente, e incomprensibilmente, il canale si spense.

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I discorsi di EB in Parlamento e la questione delle armi

In un illuminante articolo uscito sul Manifesto del 3 gennaio Mauro Meggiolaro e Simone Siliani, di Fondazione Finanza Etica, raccontano in che modo, attraverso la pratica dell’”azionariato critico”, si possa oggi condurre nel concreto una battaglia sempre necessaria, quella contro gli armamenti e per la pace.  Raccontano, Maggiolaro e Siliani, la storia della produzione ed esportazione di bombe della Rwm Italia SpA da porti e aeroporti della Sardegna verso l’Arabia Saudita. Armi verosimilmente utilizzate nella guerra, “condotta senza alcuna legittimazione dal punto di vista del diritto internazionale, contro lo Yemen, in cui è in coalizione con Emirati Arabi, Egitto, Kuwait, Qatar e Bahrain”.  Leggi tutto “I discorsi di EB in Parlamento e la questione delle armi”

A Napoli 100 foto per ricordare Berlinguer

Segnaliamo una bella mostra intitolata  “Con gli occhi di Mario”, che sarà visitabile dal 20 ottobre all’8 novembre, nell’Antisala dei Baroni del Maschio Angioino di Napoli.  La mostra raccoglie cento immagini del fotoreporter Mario Riccio, militante del PCI e fotografo de L’Unità che, con i suoi scatti, ha fermato momenti di Napoli e della Campania a cavallo tra gli anni ’70 e gli anni ’80.   Una mostra, spiega una nota dell’Ansa,  “promossa dalla rivista bimestrale Infinitimondi, in ricordo del fotoreporter, a due anni dalla sua scomparsa, per aprire riflessioni sul futuro, a partire dalla storia napoletana.  Tra gli scatti, anche quelli del Festival nazionale de L’Unità che si svolse a Napoli nel 1976.  E poi le foto dei sopralluoghi nei paesi distrutti dal terremoto dell’Irpinia dell’80, le fasi cruciali del compromesso storico e la rottura di quegli accordi”.

1981, Enrico Berlinguer e la fine della spinta propulsiva

Cento anni fa la rivoluzione bolscevica. Nel nostro libro abbiamo dedicato al tema dello “strappo” del PCI dall’Unione Sovietica un intero capitolo. Tra i materiali di riferimento abbiamo utilizzato due tra i più celebri discorsi di Enrico Berlinguer. Il primo, in ordine di tempo, è  il discorso tenuto il 3 novembre del 1977 a Mosca in occasione della celebrazione del 60° anniversario della Rivoluzione d’ottobre. Un discorso molto breve (durò poco meno dei 7 minuti concessi) in cui il segretario comunista affermava essere la democrazia il valore storicamente universale sul quale fondare un’originale società socialista e che fu accolto con gelo assoluto dalla platea. Il secondo è un brano della conferenza stampa televisiva del 15 dicembre 1981, dopo la presa del potere del generale Jaruzelski in Polonia, in cui Berlinguer espresse il famoso concetto della “fine della spinta propulsiva”. Riproponiamo i due documenti qui di seguito, preceduti da un filmato che nella parte iniziale mostra Berlinguer nel corso del suo intervento a Mosca.

https://www.youtube.com/watch?v=AWjT1uSU4oo

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La voce del segretario, la folla di Tirrenia 1982

16 settembre 1982, dal sito di Rai Storia: “Periferia di Beirut. Uomini delle le milizie cristiano-falangiste entrano nei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila per vendicare l’ assassinio del loro neoeletto presidente Bashir Gemayel. E inizia un massacro della popolazione palestinese che durerà due giorni. Con gli israeliani, installati a 200 metri da Shatila, a creare una cinta intorno ai campi e a fornire i mezzi necessari all’operazione. Il bilancio, secondo stime difficilmente verificabili, sarà di circa 3.000 vittime. Una grande manifestazione di protesta in Israele porta alla creazione di una commissione d’inchiesta che attribuisce ad Ariel Sharon la responsabilità del massacro, costringendolo a dimettersi da ministro della Difesa. Il 16 dicembre dello stesso anno, l’Assemblea generale delle Nazioni Uniti, nel condannare nel modo più assoluto il massacro, conclude “che il massacro è stato un atto di genocidio’’.

Il 19 settembre a Tirrenia, nel discorso conclusivo della Festa nazionale dell’Unità, Enrico Berlinguer inizia a parlare proprio dai fatti di Beirut, che definisce “crimine mostruoso”, una “furia omicida che ricorda le nefandezze naziste”. E’ uno dei tanti passaggi di interesse storico di questo discorso, pronunciato davanti a una folla immensa (quella della prima foto del nostro libro, concessa gentilmente da Paolo Maggi) e che riproponiamo nella registrazione effettuata dal vivo da Giuseppe Ciari, il militante del PCI che ci ha fornito le sue registrazioni originali. Berlinguer parlò a lungo della pace, della lotta contro i missili a Comiso, della situazione politica nazionale. Ma lasciamo la parola al segretario del PCI.

Berlinguer, Orwell e l’energia solare

Alla fine del 1983 Enrico Berlinguer rilasciò a Ferdinando Adornato, allora giornalista de L’Unità, una lunga intervista intitolata “Orwell sbagliava, il computer apre nuove frontiere”. Nel corso del colloquio non soltanto Berlinguer dimostrò la sua grande attenzione e apertura nei confronti delle nuove tecnologie informatiche (elettroniche, si diceva al quel tempo) ma secondo Adornato si sforzò di tracciare i primi contorni di una nuova fase politica. Come se, a chi lo accusava di aver ceduto a un ripiegamento, il segretario volesse replicare: “Vi sbagliate, non sono sul viale del tramonto, anzi guardo al futuro”. Tanto guardava al futuro che quando Adornato accennò al “sol dell’avvenir” Berlinguer replicò con un riferimento alla energia solare, che allora muoveva i suoi primi passi.

In questa clip Ferdinando Adornato sintetizza i contenuti di quella intervista e le sue riflessioni attuali.

E qui il testo integrale pubblicato sull’Unità.

Intervista di Ferdinando Adornato