W il 25 Aprile, W Berlinguer

Abbiamo partecipato ieri con particolare piacere alla presentazione del nostro libro “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente”, organizzata dall’Anpi di Santa Croce sull’Arno. La sezione locale dell’Associazione dei partigiani ha voluto inserire questo appuntamento all’interno di un percorso di avvicinamento al 25 Aprile, festa della Liberazione dal nazi-fascismo, e quindi abbiamo sentito profondamente il valore di questo impegno e di questo confronto.

Prima di dare inizio alla discussione nella bella sede di corso Mazzini, curata e arricchita da memorie e cimeli, il presidente Osvaldo Ciaponi ha ricordato la figura di Roberto Carpina, scomparso nei giorni scorsi a 92 anni. “Non ancora diciottenne Roberto – ha detto Ciaponi – nei primi giorni del marzo 1945 rispose volontario alla chiamata e si arruolò, insieme a altri 52 giovani santacrocesi, nel Corpo Volontari della Libertà. Combatté in Romagna e fu tra i liberatori di Alfonsine, di cui divenne in seguito cittadino onorario”.

E’ toccato poi a Cristian Pardossi prendere il microfono, tracciare il quadro storico entro cui si è svolta l’esperienza umana e politica di Enrico Berlinguer e sottoporci a un “fuoco di fila” di domande, mentre in sala si affollava un pubblico attento e partecipe.

Grazie agli organizzatori, ai partecipanti e W il 25 Aprile!

Michele Smargiassi analizza i Berlinguer “immaginari” di Time

Da noi interpellato sul tema delle due copertine che la rivista Time dedicò a Enrico Berlinguer nel 1975 e 1976, Michele Smargiassi, giornalista di Repubblica esperto di fotografia, ha scritto un lungo e interessante articolo sul suo blog “Fotocrazia”. Nel pezzo Smargiassi analizza l’uso che il periodico fece e continua a fare dei disegni per “connotare” meglio i propri orientamenti relativi ai personaggi oggetto della sua attenzione, e riporta interessanti esempi di come, afferma, “ le immagini siano armi da guerra politica e le copertine il fronte avanzato della battaglia“: il volto pesantemente scurito di  O.J. Simpson, gigante del football americano sotto processo per omicidio che nel 1994 fece gridare al razzismo, le “corna” diaboliche ( la M di Time)  furbamente fatte coincidere con la testa di Trump, le “omissioni di Photoshop”. Molto interessante. 

I due Berlinguer di Time

Un amico fotografo, Maurizio Berlincioni, ci invia una copertina di Time dedicata ad Enrico Berlinguer. Una breve ricerca rivela che in realtà, nell’arco di un anno, la rivista statunitense dedicò al segretario del PCI ben due volte la prestigiosa copertina. La prima è datata 30 giugno 1975 ed è la copertina della edizione Europe del periodico; la seconda, molto più nota, è del 14 giugno 1976, edizione principale. Entrambe le copertine sono realizzate con una tecnica molto utilizzata dalla rivista e anche molto discussa, il ritratto realizzato a disegno, probabilmente sulla base di fotografie. Quello che colpisce l’osservatore che abbia davanti agli occhi contemporaneamente le due immagini non sono le affinità, pur presenti, ma le loro sostanziali diversità. Tanto da far pensare che tra il 1975 e il 1976 la linea editoriale del giornale nei confronti di una personalità politica emergente in Europa fosse cambiata, virando dalla curiosità per un leader sicuramente autorevole alla preoccupazione per l’ascesa di un temibile avversario. Ma procediamo con ordine.

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Com’è che un giovane come Antonio Megalizzi cita Berlinguer

Confesso che, a due anni dall’uscita di “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente”, libro concepito almeno due anni prima, la mia convinzione relativamente alla sua tesi, cioè che nel pensiero dell’esponente comunista si possa trovare ancora oggi qualcosa che può servire a riformare la politica, era messa a dura prova. Non tanto dal trascorrere del tempo in sé da quando il segretario comunista pensò ed agì, quanto dai mutamenti rilevanti avvenuti nella vita politica, sociale e culturale del nostro paese. Poi sfogliando i giornali mi sono imbattuta in un articolo che ricorda un breve testo di Antonio Megalizzi, il giovane giornalista di Europhonica ucciso nell’attentato di Strasburgo, sul tema della politica nell’era dei social.

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Il Governo mondiale e la necessità dell’utopia in politica

Nei giorni scorsi nella sua pagina Facebook “em.ma in corsivo” Emanuele Macaluso ha evocato il tema del “governo mondiale”, ricordando l’auspicio di Enrico Berlinguer. Lo ha fatto commentando la vicenda di Silvia Romano, la volontaria della cooperazione internazionale rapita in Kenya. Ha scritto Macaluso: “La scelta di questi giovani, di medici, di religiosi…ha un significato politicamente forte e critico nei confronti di chi ha governato i Paesi ricchi e che sono diventati tali quasi sempre sfruttando i Paesi dove oggi questi volontari operano”. Cosa dire poi, prosegue il corsivo “di quelle persone che vediamo in tv, dopo aver abbandonato le loro misere case in America Latina, marciare per centinaia di chilometri nella speranza di un asilo e, forse, di un lavoro negli Stati Uniti? Trovano, per adesso, il filo spinato e l’esercito schierato al confine su ordine di Trump. Quale sarà la loro sorte? Quel che oggi ci rimandano queste immagini e quanto ci dice la volontaria milanese è semplicemente un monito: sarebbe necessario un “governo mondiale”, auspicato da Enrico Berlinguer tanti anni fa”.

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Attualità di Enrico Berlinguer: un contributo di Paolo Corsini

Al convegno “Enrico Berlinguer. La lezione etica e politica”, organizzato all’Antico Palazzo dei Vescovi di Pistoia dall’Associazione Amici della politica  e dal Centro Giuseppe Donati, è intervenuto tra gli altri Paolo Corsini, che è docente di storia moderna all’Università di Parma, dopo una lunga esperienza amministrativa e politica come sindaco di Brescia e come parlamentare. Il professor Corsini ci ha inviato il testo integrale del suo intervento  che proponiamo qui ( Attualità di Berlinguer )  nella versione scaricabile e più sotto sempre  integralmente.  

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A Pistoia la lezione di Berlinguer: il valore della democrazia in tempo di populismi

Un Berlinguer meta-storico, capace di una interpretazione del proprio tempo che va “oltre” il proprio tempo. Un Berlinguer che trasmette insieme al rigore, allo sforzo di conoscenza e di approfondimento, anche un annuncio di rinnovamento. Un Berlinguer diventato giustamente mito, nonostante le sconfitte, che non sempre determinano disvalori. Ecco come la figura del segretario del PCI si è delineata negli interventi di Paolo Corsini, Vannino Chiti e Giuseppe Matulli, intervenuti ieri a Pistoia al convegno “Enrico Berlinguer. La lezione etica e politica” organizzato all’Antico Palazzo dei Vescovi dall’Associazione Amici della politica, dal Centro Giuseppe Donati, e condotto da Ivano Paci. Il convegno ha preso spunto dal libro “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente”, Maschietto Editore 2016, che i due autori, Simone Siliani e Susanna Cressati, hanno presentato agli intervenuti.  L’intera sessione di lavori è stata registrata da Radio Radicale, che ringraziamo, ed è riascoltabile qui.

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L’Unità all’asta: declino, rottamazione, disastro

Enrico Berlinguer  e l’Unità: ci sarebbe da scrivere un tomo. Perchè allora,  quando Enrico Berlinguer era segretario,  l’Unità era  parte integrante della politica del PCI, della sua quotidiana battaglia politica e culturale, delle sue articolate strategie di comunicazione. Era l'”organo ufficiale” del partito e nello stesso tempo (perchè quel partito era fatto così) raccoglieva intorno a sè energie professionali, politiche e culturali diverse e di diverse ispirazioni, ospitava e animava dibattiti e contrasti, dava la parola agli intellettuali ma soprattutto a coloro che la parola se l’erano vista negare per generazioni e vite intere. Ora la testata va all’asta, l’archivio storico digitalizzato è inaccessibile.  Declino, rottamazione, disastro.

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16 marzo 1978: “Contro il terrorismo, da uomini liberi”

Alla classe operaia e ai lavoratori, a tutti i democratici, a tutti gli antifascisti, a tutti i cittadini, uomini e donne di ogni età e di ogni condizione, a tutti i corpi dello Stato che intendono essere fedeli fermamente alla Costituzione assicuriamo come sempre, in queste ore e nelle prossime settimane, l’impegno pieno, tenace ed unitario del Partito Comunista e rivolgiamo ad essi un appello ad esercitare una vigilanza, a partecipare alla azione necessaria per sventare, come è possibile, le manovre e le provocazioni che vogliono sovvertire la nostra democrazia, la nostra convivenza di uomini liberi“.

Con queste parole Enrico Berlinguer concluse il suo discorso alla Camera dei Deputati il 16 marzo 1978, poche ore dopo l’agguato di via Fani, durante il quale un commando delle Brigate Rosse rapì Aldo Moro e uccise i cinque componenti della sua scorta. Berlinguer aveva preparato un altro discorso, in occasione del voto di fiducia al governo Andreotti che il PCI aveva preannunciato.  Questa bozza, che il segretario comunista non lesse mai, è inclusa nell’elenco dei discorsi parlamentari di Enrico Berlinguer pubblicati dalla Camera dei Deputati in un volume del 2001. Nello stesso libro sono riprodotti (per gentile concessione della Fondazione Istituto Gramsci) i fogli manoscritti dell’intervento che realmente Berlinguer tenne alla Camera. 

La foto che correda questo articolo è quella della prima pagina del manoscritto. Qui il Discorso Berlinguer Camera 16.03.1978

 

Mi ricordo la strada: la voce di Enrico Berlinguer nella mostra dell’ANAS alla Triennale di Milano

C’è anche un pezzetto della nostra ricerca su Enrico Berlinguer nella mostra “Mi ricordo la strada” , a cura di Emilia Giorgi e Antonio Ottomanelli, che sarà aperta alla Triennale di Milano dall’8 al 18 marzo 2018. E’ la voce di Enrico Berlinguer, registrata dal compagno Giuseppe Ciari nel corso del comizio conclusivo della Festa Nazionale dell’Unità al Campovolo di Reggio Emilia, il 18 settembre 1983. La stessa registrazione che il compagno Ciari ci ha donato e che abbiamo già inserito in questo sito, nella sezione dei Comizi. La mostra è stata allestita in occasione del 90° anniversario di Anas, e si propone di raccontare quasi un secolo di storia italiana attraverso le immagini di 10 grandi eventi che hanno mosso milioni di persone, utilizzando la strada- dicono i curatori –  sia come mezzo che come metafora.

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L’Unità: l’archivio storico digitalizzato è clandestino

Nel 2015 con Simone Siliani avevamo appena cominciato a cercare, leggere, analizzare documenti e temi che avremmo riversato poi nel libro “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente”. Fin dai primi passi ci eravamo imbattuti in una notevole difficoltà nel reperire i materiali originali a cui volevamo attingere e subito diventò quotidiana per noi l’abitudine di scandagliare l’archivio storico digitalizzato dell’Unità, strada maestra e veloce per chi avesse voluto, come noi, avere a disposizione documenti della direzione nazionale del PCI, tesi e interventi congressuali, molti discorsi del segretario riportati integralmente. Una vera e propria miniera che offriva le sue pepite d’oro con la semplicità che solo può essere il risultato di un lavoro complesso e fatto bene. Un giorno improvvisamente, e incomprensibilmente, il canale si spense.

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Mattarella: “La Repubblica definita e sviluppata in totale contrapposizione al fascismo”

Dal discorso tenuto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla celebrazione del “Giorno della memoria”: “Sorprende sentir dire, ancora oggi, da qualche parte, che il Fascismo ebbe alcuni meriti, ma fece due gravi errori: le leggi razziali e l’entrata in guerra. Si tratta di un’affermazione gravemente sbagliata e inaccettabile, da respingere con determinazione. Perché razzismo e guerra non furono deviazioni o episodi rispetto al suo modo di pensare, ma diretta e inevitabile conseguenza. Volontà di dominio e di conquista, esaltazione della violenza, retorica bellicistica, sopraffazione e autoritarismo, supremazia razziale, intervento in guerra contro uno schieramento che sembrava prossimo alla sconfitta, furono diverse facce dello stesso prisma“.

Qui il testo integrale dell’intervento.

I discorsi di EB in Parlamento e la questione delle armi

In un illuminante articolo uscito sul Manifesto del 3 gennaio Mauro Meggiolaro e Simone Siliani, di Fondazione Finanza Etica, raccontano in che modo, attraverso la pratica dell’”azionariato critico”, si possa oggi condurre nel concreto una battaglia sempre necessaria, quella contro gli armamenti e per la pace.  Raccontano, Maggiolaro e Siliani, la storia della produzione ed esportazione di bombe della Rwm Italia SpA da porti e aeroporti della Sardegna verso l’Arabia Saudita. Armi verosimilmente utilizzate nella guerra, “condotta senza alcuna legittimazione dal punto di vista del diritto internazionale, contro lo Yemen, in cui è in coalizione con Emirati Arabi, Egitto, Kuwait, Qatar e Bahrain”.  Leggi tutto “I discorsi di EB in Parlamento e la questione delle armi”

L’emozione di un dialogo “impossibile”: Enrico (1922) e Francesco (1936)

Mentre cercavo  goffamente di comporre questo elementare fotomontaggio che ritrae, entrambi sorridenti ai loro “fedeli”, Papa Francesco e Enrico Berlinguer, mi ha colto il consueto scrupolo: non sarà considerato un accostamento troppo strumentale? Sì, mi sono risposta, lo sarà. Poi però mi sono ricordata di una pagina di un quaderno su cui mia madre aveva incollato, affiancandole, le foto di due dei personaggi che ai suoi tempi (si era negli anni Sessanta) incarnavano le speranze di pace e progresso economico e umano della gente comune, Papa Giovanni e J.F.Kennedy.  Lei non si faceva tanti scrupoli e semplicemente individuava (milioni di persone con lei) chi in qualche modo, e a volte anche in modo storicamente discutibile, sapeva dar voce in quel momento a aspirazioni ed esigenze diffuse e positive.

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“Lessico familiare” del PCI: le parole ancora importanti

«Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste. Le parole sono importanti». Ho riguardato di recente la famosa scena del film di Nanni Moretti, “Palombella rossa”, del 1989, mentre stavo preparando l’intervento per la presentazione del libro di Franca Chiaromonte e Fulvia Bandoli “Al lavoro e alla lotta. Le parole del PCI”, uscito di recente per i tipi di Harpo. Quello che dice Moretti è proprio vero.

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