Berlinguer a Roma oltre la nostalgia su Cultura Commestibile

Sul numero 518 della rivista online Cultura Commestibile è uscito oggi (26 gennaio 2024) l’articolo intitolato “Berlinguer, oltre la nostalgia” scritto dopo una visita alla mostra dedicata al segretario all’ex Mattatoio di Roma, a Testaccio. La mostra è aperta fino all’11 febbraio 2024.  Ecco il testo dell’articolo:

Berlinguer, oltre la nostalgia

Nel mini-monitor, uno dei tanti sparsi nei padiglioni dell’ex Mattatoio di Roma che ospitano la mostra “I luoghi e le parole di Enrico Berlinguer”, scorrono le immagini del 13 giugno del 1984 in piazza San Giovanni. La marea di folla e di bandiere rosse, Nilde Iotti con gli occhiali scuri che ringrazia Pertini, il presidente quasi disperato che accarezza la bara di Enrico, “amico, figlio, compagno di lotta”. La donna che guarda il filmato si è messa gli auricolari, è immobile e piange in silenzio. Nella prima sala, prima di uscire, i visitatori firmano il libro delle presenze con piccole frasi di affetto e di gratitudine. La penna ha l’inchiostro verde (un caso o una reminiscenza togliattiana?). Fuori, davanti all’ingresso, alcune persone (compresa chi scrive) si fanno fotografare davanti agli striscioni che mostrano un Berlinguer ora sorridente ora pensoso, ora solo ora circondato dai compagni.

D’accordo, tutta questa storia è ancora talmente aperta e viva, talmente in tanti possono ancora dire “è storia mia, è storia nostra” che ricordo commosso, nostalgia, rimpianto, magone sono più che leciti, perfino naturali. Eppure quella messa su a Roma dall’Associazione Enrico Berlinguer nel centenario della nascita del segretario, e curata da Alessandro d’Onofrio, Alexander Höbel e Gregorio Sorgonà rappresenta molto di più di una “operazione nostalgia”, e non solo per la serietà dell’indagine che l’ha preparata e la ricchezza dei materiali esposti, originali audiovisivi, sonori, fotografici e documenti d’archivio.

In fondo ricordare questo leader, ricostruirne la formazione, il percorso intellettuale e politico, le scelte decisive, le vittorie e le sconfitte, e soprattutto calarne la figura nella realtà storica nazionale e internazionale in cui ha vissuto ed operato non significa solo rendergli un omaggio personale o retorico, ma significa anche tirare in ballo le idee, le scelte, le esperienze di una intera collettività di uomini e donne, iscritti ed elettori di un partito che ha contribuito a costruire l’Italia come un paese democratico e moderno. C’è un lascito importante e attuale in tutto ciò, che non va dimenticato né disperso, come purtroppo è accaduto per altri elementi della storia della sinistra e di quello stesso partito, il PCI (vedi, ad esempio, la tormentata vicenda dell’archivio dell’Unità).

Immergendosi nei padiglioni della mostra, approfondendo i suggerimenti tematici e approfittando dei link multimediali o archivistici, si possono ripercorrere gli anni berlingueriani con il cuore ma anche con la testa, con il sentimento (perché no) ma anche con capacità critica e di analisi, per ricostruire un passato che, volenti o nolenti, ci parla ancora oggi.

Il percorso espositivo propone cinque sezioni tematiche: Gli affetti, Il dirigente, Nella crisi italiana, La dimensione globale, Attualità e futuro.

La prima è dedicata alla rappresentazione della dimensione più emotiva, privata e familiare della vita di Berlinguer, con materiali d’archivio, libri, fotografie e oggetti personali. La scrivania, i libri. Cosa leggeva Berlinguer da giovane? A giudicare dalla sua biblioteca tanta filosofia, antica (i sofisti, Platone, Aristotele, Socrate) e moderna (Leibniz, Hegel, Nietzsche, Croce); scienza della politica moderna (Machiavelli, gli illuministi, i pensatori del Risorgimento, a partire da Mazzini); teorie della conoscenza, tematiche religiose.

La seconda sezione ripercorre la storia del Berlinguer dirigente di partito ricostruendo tutto il suo percorso di militanza comunista dall’iscrizione alla sezione giovanile del PCI di Sassari nel 1943 fino alla sua elezione a vicesegretario del PCI nel 1969.

Il contesto italiano inquadra nella terza sezione i momenti cruciali della sua biografia politica di segretario negli anni seguenti, mentre nella sezione successiva si sottolinea la dimensione globale della sua leadership: le riflessioni sui fatti del Cile, la ridefinizione del rapporto con l’Unione Sovietica, l’eurocomunismo, i movimenti di liberazione del Vietnam, la ricucitura dei rapporti con la Repubblica Popolare Cinese, la battaglia a tutto campo per la pace.

L’ultima sezione si interroga sul lascito politico di Berlinguer quale figura centrale del pantheon repubblicano, apprezzata e riconosciuta oltre i confini del proprio mondo e capace di richiamare l’attenzione su nodi e problemi globali divenuti sempre più pressanti negli ultimi decenni.

Nel percorso tavole e documenti approfondiscono elementi fondamentali del contesto storico politico degli anni in cui Berlinguer fu alla guida del PCI: gli eventi internazionali; la lunga stagione delle stragi e del terrorismo in Italia dal 1969 al 1984; gli esiti storicamente fondamentali della grande stagione riformatrice nel nostro paese per la quale il PCI fu motore determinante.

Molte le “curiosità” esposte: biglietti e lettere manoscritte (al poeta Rafael Alberti, a Luigi Pintor, a Renato Guttuso, a monsignor Bettazzi); manoscritti preparatori e dattiloscritti di discorsi (al Comitato centrale del partito, in Parlamento, l’originale del famoso saluto del 7 novembre 1977 a Mosca per le celebrazioni di 60° anniversario della rivoluzione d’ottobre in cui riconosce alla democrazia quel valore “storicamente universale sul quale fondare una originale società socialista”). E ancora tante indimenticabili fotografie degli incontri, dei comizi, delle feste dell’Unità, caricature, manifesti, filmati di sue interviste (a Minoli, nelle Tribune politiche), prime pagine dell’Unità, anche quella finta stampata dal periodico satirico Il Male nel settembre del 1978 in cui un fasullo Berlinguer annunciava con un editoriale la rottura con la DC. I libri che gli sono stati dedicati.

Sempre, da tutto questo immenso deposito di materiali emerge “con forza” l’intreccio della sua attività politica con le lotte “concrete” (perdonerà il Bianciardi de “Il lavoro culturale” questo ricorso a un linguaggio antico e un po’ stereotipato) dei lavoratori, dei giovani e delle donne. Una vicinanza, anzi un legame indissolubile che gli fu riconosciuto, simbolicamente e per sempre, da quella immensa folla il 13 giugno 1984 a San Giovanni.

Susanna Cressati

Berlinguer dalla parte dei lavoratori, dei giovani, della pace

E’ sempre emozionante e interessante ascoltare, durante le presentazioni del nostro “Berlinguer. Vita vissuta, vita vivente” (Castelvecchi Editore 2022), le domande e le riflessioni di chi partecipa agli incontri. Ieri a Empoli, alla libreria San Paolo Libri & Persone, abbiamo parlato di come le idee e le visioni di Enrico Berlinguer possano ancora ispirare una sinistra capace di stare dalla parte dei lavoratori, dei giovani, della buona politica e della pace. E abbiamo anche ricordato le difficoltà incontrate dal segretario non solo tra i suoi avversari ma anche nel suo stesso campo. Ci hanno salutati e stimolati con i loro interventi tutti i partecipanti, insieme a Alessio Mantellassi, Presidente del Consiglio Comunale di Empoli, e al conduttore Piero Benassai, collega e amico.

Berlinguer a tutto campo il 17 a Empoli

Enrico Berlinguer a tutto campo. A questo difficile impegno ci chiama generosamente la libreria Ubik di Empoli (La San Paolo. Libri e persone) che ci ha invitati a presentare il nostro “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente” (Castelvecchi Editore 2022). L’appuntamento è per venerdì 17 novembre alle 18.30 in via del Giglio 53 con Francesca Cavini, giornalista della Nazione, che introdurrà, farà domande e proporrà riflessioni agli autori e ai partecipanti.

Appuntamento con EB a Prato il 3 novembre

Il Circolo “Lorenzo Orsetti” – Spazio Aut di Prato ci ha invitati a presentare il nostro “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente” (Castelvecchi editore 2022) nella sua sede di Via Filippino 12-14. L’incontro si terrà venerdì 3 novembre ore 18.30. Noi autori, Simone Siliani e Susanna Cressati, ne parleremo con Ilaria Bugetti (Consigliere regionale Pd), Simone Mangani (Assessore alla Cultura Prato) e  Andrea Mazzoni (Centro Riforma dello Stato-Toscana).

Dopo la presentazione, chi vorrà, potrà fare “apericena” a 10 euro.

Ciao Sergio Staino e grazie

All’inizio del 2016 il lavoro di ricerca e di costruzione del libro “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente” era quasi concluso. Un azzardo iniziato almeno un paio di anni prima, sulla base di uno spunto attivato quando di Enrico Berlinguer non parlava ormai quasi nessuno, se non come mito. Non come il costruttore di un pensiero di sinistra che ancora oggi, ogni giorno, ci parla e ci accompagna. Simone Siliani ed io eravamo pronti con il testo. Ma se ci pensate bene intorno al testo fornito dagli autori in un libro ci sono tante, tante altre cose, molto importanti. Quelle materiali (formato, copertina, immagini) e quelle che alla “materia” danno la spinta ideale ed emozionale indispensabile per farsi conoscere, per definirsi, per proporsi. E quindi ci dicemmo “chiediamo a Sergio”, bussiamo alla sua generosità, alla sua intelligenza acuta, al suo impegno. In piena sintonia con i contenuti del libro ci regalò lo slancio di questo Berlinguer volante verso il cielo, salutato da un Bobo saldo nel peso e nelle geometrie razionali della terra come nella fede pragmatica e umana di un militante. Grazie Sergio, grazie per le tue idee, per la tua fatica e per questo regalo.

 

 

Berlinguer e la pace tra spinta ideale e realismo politico

A Fiesole, nella Sala del Basolato, abbiamo presentato il nostro libro “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente” (Castelvecchi Editore) davanti a un pubblico interessato e partecipe. Abbiamo parlato soprattutto della spinta ideale e del realismo politico che hanno spinto Berlinguer a mettere la pace al primo posto e di quanto questa sua caparbia convinzioni diventi oggi un messaggio ineludibile. A parlarne, con Simone Siliani e con me, c’erano Alessandro Pesci di Fiesole Democratica, don Paolo Tarchi, in rappresentanza del vescovo di Fiesole, Ugo Sposetti, presidente dell’Associazione Enrico Berlinguer e Vannino Chiti, già parlamentare e ministro della Repubblica, autore del recente volume “Dare un’anima alla sinistra. Idee per un cambiamento profondo” (Guerrini e Associati). Proprio Chiti, nel suo intervento conclusivo, ha sottolineato l’importanza di guardare ancora oggi con attenzione a Berlinguer e alla politica che ha incarnato, una politica ancora capace di una analisi e di una critica autonoma della società. Grazie a organizzatori e partecipanti.

La pace prima di tutto: incontro a Fiesole con EB

Doppio appuntamento con Enrico Berlinguer a Fiesole. E’ l’associazione Fiesole Democratica che, con il patrocinio del Comune, lo organizza per martedì 27 settembre 2023 alle ore 17.30 presso la Sala del Basolato, in piazza Mino. Presenti il curatore e gli autori, verranno illustrati due libri, “La pace al primo posto. Scritti e discorsi di politica internazionale (1972-1984)” a cura di Alexander Hobel (Donzelli Editore) e “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente” di Simone Siliani e Susanna Cressati (Castelvecchi Editore).

A discutere i temi proposti nei due volumi, che sono di stretta attualità, saranno tre protagonisti della vita civile del nostro paese, Vannino Chiti, già parlamentare e ministro della Repubblica, S.E. Mons. Stefano Manetti, vescovo di Fiesole e Ugo Sposetti, presidente dell’Associazione Enrico Berlinguer.

Al Libraccio con Berlinguer giovani e vegliardi

Ieri sera Simone Siliani ed io abbiamo nuovamente presentato a Firenze al Libraccio, con l’intervento di Serena Spinelli, la seconda edizione del nostro “Berlinguer. Vita vissuta, vita vivente”. Un’ora e mezza di riflessioni, ragionamenti politici e culturali, spunti molto interessanti e a nostro parere attualissimi messi sul tavolo di fronte a una platea varia,  amichevole e interessata. Sulle seggioline di plastica della libreria sono rimasti dall’inizio alla fine, attenti e partecipi, due uomini anziani, direi due vegliardi. Vegliardo significa una persona di età molto avanzata, augusta, veneranda. Queste due persone hanno lavorato tutta la vita in questa città in ruoli di grande responsabilità nella scuola pubblica e nella sanità pubblica. Chi non vorrebbe persone serie, competenti, oneste, appassionate in ambiti così importanti, fondamentali per la nostra vita quotidiana, personale, familiare? Sono venuti in centro (scomoda destinazione per chi si avvicina ai cent’anni e cammina con il bastone) a ascoltare cosa avevamo da dire su Berlinguer e, lo so per certo, non per pura nostalgia ma per passione, per convinzione politica, culturale, valoriale. Sono sicura che anche i giovani rileggeranno e capiranno Berlinguer, come questi vegliardi testimoni di un impegno civile e professionale che ci hanno ascoltati e salutati con lucidità e benevolenza.

Il 5 aprile alla IBS Libraccio di Firenze con Serena Spinelli

“Alcuni pensano che, essendo la guerra termonucleare l’evento totalmente catastrofico, questo di per sé significhi che la guerra non può scoppiare. Io invece penso che questa terribile eventualità non possa essere esclusa. Ma poiché sono anche convinto che tale rischio può essere evitato è necessario che ciascuno faccia quanto gli è possibile per ottenere questo risultato. … Sono consapevole dei limiti delle nostre possibilità, e tuttavia sono altrettanto deciso a fare quanto si può”
Enrico Berlinguer, intervista a “Epoca” 17.12.1984.
Ditemi se non è un pensiero attuale questo di Berlinguer! Susanna Cressati e il sottoscritto abbiamo lavorato su questo Berlinguer, quello che ancora oggi è capace di parlare alle donne e agli uomini del XXI secolo. Quelli che non si arrendono ad una politica spettacolo, vuota di ideali e di idee. Il nostro libro, “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente” (oggi in seconda edizione, molto ampliata con nuovi temi e interviste), lo abbiamo pensato e scritto per provocare una discussione sull’oggi. Il prossimo mercoledì 5 aprile alle ore 18 saremo alla libreria IBS-Libraccio di Firenze, con Serena Spinelli: se vi va, noi vi aspettiamo.
Simone Siliani

Oristano: Berlinguer, non solo un mito

Qui siamo a Oristano, sempre per parlare di Enrico Berlinguer e del nostro libro “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente” (Castelvecchi Editore 2022) con amici e compagni interessatissimi. Grazie a “Oristano e Oltre”, a Guerino Polimeno, al conduttore Enrico Carta e a tutti coloro che hanno partecipato e dibattuto.

In vetrina, nella libreria della città, anche in nostro volume.

E soprattutto grazie a Giampiero Vargiu, di Oristano e Oltre, che per il sito della Fondazione Enrico Berlinguer ha scritto un bel saggio che fa riferimento al nostro libro. Ecco il testo e qui  Giampiero Vargiu il link

Berlinguer vita trascorsa, vita vivente” di Susanna Cressati e Simone Siliani

15 Marzo 2023

di Giampiero Vargiu.

Il XXI secolo non è iniziato nel migliore dei modi. Avanzano i populisti, i sovranisti, i nazionalisti, la globalizzazione è in crisi così come la Sinistra quasi dappertutto, sulla scena mondiale hanno fatto irruzione Sistemi autoritari come la Cina e la Russia, viviamo la crisi planetaria della Democrazia Rappresentativa, in particolare, dopo l’irruzione di Trump sulla scena mondiale. A questi scenari, in questi primi anni venti del XXI secolo si sono aggiunti varie crisi, come quella climatica, quella finanziaria ed economica nel primo decennio, quella pandemica da coronavirus e la guerra scatenata contro l’Ucraina dalla Russia in questi ultimi anni. Aumentano le disuguaglianze, il mondo balbetta sulla transizione ecologica e su quella digitale, non riesce ad affrontare e risolvere il dramma della migrazione ed è lacerato da tante guerre ed è di questi giorni la notizia del fallimento della Silicon Valley Bank, del quale non si capiscono ancora gli effetti che ci saranno a livello globale.

Scrive Bauman nel suo saggio “Retrotopia”: “Il ventesimo secolo, iniziato con un’utopia futurista, si è chiuso con la nostalgia. Il meccanismo della nostalgia va interpretato come difesa in un periodo contrassegnato da ritmi di vita accelerati e da sconvolgimenti storici. La promessa di ricostruire una casa ideale, con cui molte delle ideologie oggi tanto influenti ci invogliano ad abbandonare il pensiero critico per i legami emotivi. La nostalgia può, però, indurre a confondere la casa vera con quella immaginaria. Questo pericolo va cercato nella versione restauratrice della nostalgia, che caratterizza i risvegli nazionali e nazionalistici in corso in tutto il mondo, dediti alla mitizzazione della storia in chiave antimoderna, attraverso il recupero di simboli e miti nazionali e, talvolta, il baratto di teorie cospiratorie”.

Oggi, il neoliberismo inietta anche la violenza nella politica e la paura nelle nostre vite, il “potere” si rivela sempre più incapace di dimostrare che la linea divisoria che traccia tra violenza legittima e illegittima è davvero attendibile, vincolante, insuperabile. Scrive Rampini nel suo Saggio “Alla mia Sinistra” descrivendo l’affanno del presidente Obama, che aveva fatto sognare il mondo “Stiamo attraversando qualcosa di più serio di un semplice “ciclo negativo” dell’economia. È la Grande Contrazione: questo termine dà l’idea di un disastro che rimpicciolisce tutto il mondo a cui eravamo abituati. L’unico evento storico con cui valgono i paragoni è la Grande Depressione avvenuta negli anni trenta del secolo scorso. A quelle furono date delle risposte di Destra – Mussolini e Hitler – e delle risposte di Sinistra: il New Deal di Franklin Delano Roosevelt negli Stati Uniti, il Fronte Popolare in Francia. Oggi esiste una risposta di sinistra a questa crisi? Non vedo emergere con chiarezza una via d’uscita progressista, equa, rassicurante, al nostro declino. Da nessuna parte al mondo.” Da allora Roosevelt ha tradito il suo New Deal, che, dopo aver contribuito dal 1933 al 1937 a risollevare le sorti dell’economia americana e a risolvere il gravissimo disagio sociale, fu abbandonato nel 1937, convinto che gli Stati Uniti d’America fossero usciti definitivamente dalla crisi e che si potesse sfidare il capitalismo sul proprio terreno, cedendo ad alcuni principi del liberismo, salvo vedere riprecipitare il proprio paese in un’altra crisi, almeno fino all’entrata nella seconda guerra mondiale.

La Sinistra mondiale, anche successivamente, dopo i primi successi di politica keynesiana, ha fatto così in tutta Europa, sia prima che dopo la caduta del muro di Berlino, ci si è convinti che la sfida va condotta assumendo come postulati imprescindibili i due cardini del capitalismo, che la storia recente ha dimostrato essere falsi e cioè che: – la crescita, dopo un prima periodo di aumento della povertà, è in grado, successivamente, di diminuirla e regalare a tutti prosperità; – la crescita, dopo un primo periodo, nel quale aumentano i rifiuti e l’inquinamento e si fanno sentire gli effetti negativi dei cambiamenti climatici, è in grado di fornire all’umanità gli strumenti per invertire questa rotta nefasta.

È in atto da decenni un fallimento totale su entrambe le questioni citate e la situazione si sta aggravando sempre di più. Eppure, l’Obama di cui parla Rampini è lo stesso che nel 2008, primo Presidente nero, alle primarie, con sapienza letteraria, raccontava la storia, emozionante e evocativa di grandi speranze, del riscatto degli schiavi, con il famoso discorso “lo sussurravano gli schiavi e gli abolizionisti mentre tracciavano il sentiero verso la libertà in una delle loro notti più buie: si, possiamo”. Lo stesso Obama dell’affascinante e affabulante discorso di grande apertura al mondo arabo fatto al Cairo. Anche in Italia abbiamo perso di vista che esiste anche quella che Nannicini chiama la “Costituzione emotiva”, cioè “quell’insieme di valori, principi e macro obiettivi che, da una parte plasmano l’identità di un partito e dall’altra – servono da interpretatori di senso per capire le politiche che quel partito sta portando avanti.”

In questo presente scoraggiante, l’iniziativa dell’Associazione di Promozione Sociale Oristano e Oltre, condotta dal giornalista Enrico Carta, di presentazione del libro “BERLINGUER VITA TRASCORSA VITA VIVENTE”, scritto da Susanna Cressati e Simone Siliani per l’editore Castevecchi può rappresentare un’occasione per guardare al futuro con l’ottimismo della volontà. Il libro tratta di tanti temi, tra questi l’ambiente culturale e sociale in cui Berlinguer è cresciuto, di come Berlinguer intendeva il partito, della democrazia come valore universale, dei nuovi movimenti e del rinnovamento della politica, di liberazione della donna per cambiare la società, di pace, di giovani, austerità, lavoro, di Europa, di compromesso storico, di questione morale e di visione del futuro di fronte alla rivoluzione tecnologica.

Tante di queste questioni sono ancora attuali. Lascio all’evento, alla presenza di Susanna Cressati e Simone Siliani, che sarà il 25 marzo prossimo alle 10 in via Canepa 60 a Oristano, nella sala conferenze della Fondazione Enrico Berlinguer, che patrocina l’evento, la discussione sui temi citati. Mi soffermo su alcuni aspetti utili per l’oggi e per il domani. Come scritto nel libro “Enrico Berlinguer è l’unico leader comunista occidentale al quale persone del Ventunesimo secolo, a prescindere dal loro orientamento politico, guardano ancora come a un modello. In tanti possono ispirarsi esplicitamente a lui senza provare alcun imbarazzo e soprattutto senza generare sentimenti di riprovazione. Viene celebrato sui social media, strumenti e reti che lui non ebbe la possibilità di conoscere e nemmeno di intuire. È oggetto di frequentissime citazioni, più o meno a proposito, da parte di esponenti politici, giornalisti, intellettuali. Parlare oggi di Berlinguer non è un puro atto di nostalgia e/o una dimostrazione di incapacità di “entrare” nei problemi dell’oggi e delineare un progetto per XXI secolo, ma mettere in atto uno dei suoi insegnamenti più grandi: utilizzare gli insegnamenti della storia per capire l’oggi e progettare il futuro.

È emblematica in tal senso la vicenda giovanile, citata nel libro che sarà presentato a Oristano, del pane a Sassari, che fu “un evento, in una città in cui non c’era mai stata un’iniziativa che avesse una partecipazione di massa. Enrico vi partecipò in modo diretto, un elemento qualificante di lotta, di organizzazione sociale attiva e non solo di appartenenza. Gli piacque nell’ottica del movimentismo, mentre c’era una riluttanza delle forme ufficiali partitiche a cedere a questa logica, in Sardegna come del resto in tutta Italia. C’era un bisogno di rappresentatività quasi globale del PCI, per cui i movimenti che nascevano fuori dal suo ambito anche culturalmente disturbavano la dirigenza. Enrico, pur essendo PCI fino in fondo, scelse di partecipare a questa iniziativa che aveva il sapore di essere una cosa molto popolare, motivata da condizioni effettive di emergenza e sofferenza. Fu come se si rifiutasse di ridurre l’attività partitica alla sola amministrazione del Partito stesso. Da qui il suo scarto, che lo distinse dal gruppo dirigente del Partito e rivelò come lui non fosse affatto un burocrate della politica, cosa che non è mai stato, sempre che questa categoria esista. Sentì l’urgenza e il bisogno di questo movimento e pensò che si dovesse portare il Partito dentro questa azione.

La lotta politica è, certo, fatta di organizzazione ma anche di partecipazione: noi dove stiamo, dov’è il bisogno dei lavoratori? Come possiamo aderire al popolo? Ritroviamo qui una sua idea di popolo che non è solo il popolo comunista; un’attenzione che espresse altre volte nel corso della sua attività per i movimenti, quello per la pace, ad esempio, o per i giovani; un’attenzione a non ossificare l’organizzazione di partito, a non considerarla sufficiente a sé stessa. Enrico era uomo di partito all’ennesima potenza, credeva nel Partito come in Dio, come tutti noi militanti accedeva inconsapevolmente a una “religione di partito” e tuttavia non era totalmente assorbito dalla struttura formale di partito, sapeva bene che l’organizzazione è preminente ma non è tutto e lo ha dimostrato più di una volta nella sua visione complessiva della politica.”

Questo suo approccio non lo dimenticò mai e, da segretario generale del PCI, dimostrò di conoscere e rispettare il suo popolo. Sapeva che solo attraverso di esso poteva far valere la propria leadership e le proprie strategie a livello nazionale. Nel libro di Cressati e Siliani è scritto “Quel popolo che gli si parava davanti in adunanze oceaniche alla chiusura delle Feste nazionali de «l’Unità» o in manifestazioni tematiche come quella sull’aborto in piazza Santa Croce o quella sulla pace in piazza della Signoria a Firenze era la sua forza. Berlinguer creava con esso un rapporto vero, un’osmosi e talvolta anche una dialettica.”

Un altro aspetto che mi preme mettere in evidenza è quello sul quale Berlinguer si era soffermato molto nell’intervista che aveva rilasciato a Eugenio Scalfari sul tema dell’identità del PCI, apparsa su «la Repubblica» il 2 agosto 1978: «I passi avanti nell’adeguamento e aggiornamento della nostra linea e condotta politica li abbiamo compiuti non rompendo con il nostro peculiare passato, non separandoci dal nostro retroterra, non recidendo le nostre radici», perché «non si rinnega la storia, né la propria, né quella degli altri. Si cerca di capirla, di superarla, di crescere, di rinnovarsi nella continuità». Questa era sempre stata e sarà fino all’ultimo l’impostazione della politica di Berlinguer: capace di grandi trasformazioni ideologiche e politiche, compiute, come scritto nel libro, “a passo di montagna (e talvolta con qualche brusca accelerazione), e sempre con lo zaino pesante in spalla costituito da tutto il Partito.” A rafforzare la potenza della figura di Berlinguer cito due esempi presenti nel libro di Cressati e Siliani. Due esempi che dimostrano che sarebbe un errore idealizzare Berlinguer, sarebbe come sminuirlo e non vederne l’utilità” per la politica di oggi. Lui stesso, dato il suo carattere schivo e l’attenzione che poneva nella concretezza e nell’esigenza di concentrarsi nella risoluzione dei problemi reali del popolo, non avrebbe gradito il tentativo di collocarlo su un piedistallo.

Il primo episodio viene raccontato da Maurizio Maggiani nel capitolo “Come Garibaldi”. “Berlinguer era amato dal suo popolo e non solo. Per me era una questione di sensazione, non di conoscenza. Berlinguer era così: le sue parole erano sempre la sua faccia e il suo esempio. Garibaldi, dopo che con sessantaquattromila fucili puntati contro ha consegnato al Re, a Teano, la più grande conquista militare del XIX secolo, viene immediatamente messo, di fatto, agli arresti domiciliari. Scappa, senza dare nell’occhio, va a Londra. Quando arriva a Londra la città si ferma, il porto si ferma, una folla immensa lo festeggia. La regina Vittoria scrive al suo primo ministro Benjamin Disraeli per chiedergli la ragione di questo trionfo. E lui risponde testuale: «Maestà, Giuseppe Garibaldi è oggi l’individuo più potente del mondo. Perché è ciò che dice, dice ciò che fa, fa ciò che è». Puoi dirlo anche di Berlinguer. Questa era la sensazione che comunicava, e quindi era potente. Si può immaginare quanto fosse dura la lotta all’interno del partito per annientare questa potenza. Una battaglia combattuta più dal suo stesso partito che dalla DC.”

Il secondo episodio lo racconta Tore Cherchi nel capitolo “Sardegna per sempre”. “Berlinguer iniziava i suoi interventi in Sardegna chiamando gli ascoltatori “conterranei” prima ancora che “compagni”. Sottolineava che la Sardegna è il luogo della sua formazione di comunista e mostrava affetto verso la sua terra, diceva proprio «la mia terra». Vorrei però qui ricordare meglio il viaggio del gennaio 1984, di cui ho anche un nitido ricordo personale. Fu un viaggio finalizzato alla preparazione delle elezioni regionali, che vincemmo (ne nacque un governo organico con il Partito Sardo d’Azione recuperato a un rapporto costruttivo con la sinistra, frutto di una politica di dialogo, di convergenza e alleanza) e poi di quelle europee. Un giro di quasi una settimana, preparato minuziosamente, con una esatta conoscenza dei problemi da affrontare. Iniziò con un grande comizio a Cagliari, il 15 gennaio, davanti a una folla enorme radunata nel piazzale antistante il Bastione. Poi di tappa in tappa, a Carbonia, Iglesias, nel bacino minerario, a Oristano, Sassari, Olbia, il segretario incontrò gli operai nelle fabbriche, gli studenti, i contadini e i pastori. Per me, giovanissimo parlamentare che lo accompagnavo, fu una lezione di vita. Succede infatti che in una azienda metallurgica 1.500 operai, che si sono radunati spontaneamente in una grande sala, vengono da me e mi dicono che vogliono sentire un discorso di Enrico Berlinguer. Lui era passato solo per un saluto perché doveva fare un discorso in un’altra fabbrica a Portovesme. Io esito, loro insistono: vogliamo un discorso. Intimidito mi avvicino al segretario e gli spiego la situazione. Alla fine, va a parlare agli operai. Tutto va benissimo, entusiasmo alle stelle. All’indomani Antonino Tatò mi prende da parte e mi dice: «Mi ha detto il segretario di dirti che non sei stato un bravo organizzatore, perché non hai preparato bene questa tappa nella fabbrica. Perché dovevi pensarci prima in modo da preparare l’incontro. E mi ha detto anche di ricordarti che solo i politicanti hanno un discorso pronto per tutte le circostanze». Testuale. Io capii quello che lui voleva dirmi: quelli sono operai di una data fabbrica, hanno i problemi di tutti gli operai d’Italia ma anche problemi e questioni specifiche. Bisogna rispettarli, bisogna rispettare ogni persona, ogni gruppo. Questa grande lezione di moralità politica e di stile di direzione mi ha fatto comprendere una delle ragioni profonde per cui cittadini e cittadine si fidavano di lui: perché erano rispettati. E mi ha fatto anche capire la differenza tra Enrico Berlinguer e altri tipi di dirigenti, di altre generazioni e di altri partiti, che ho conosciuto poi, dirigenti che arrivano in Sardegna, pretendono in una giornata di fare un incontro a Olbia il mattino, a mezzogiorno sono a Nuoro, poi a Oristano e chiudono a Cagliari, incastrando quattro riunioni nell’arco di una giornata e raccontando lo stesso discorso dovunque. Questa non era la cifra di Enrico Berlinguer né quella di altri grandi dirigenti di quel PCI, profondi conoscitori dei territori, quando l’interscambio tra la segreteria nazionale e la dirigenza locale era molto forte. È una cosa che si è persa.”

Ecco, sono convinto che ancor di più oggi, con tutte le difficoltà che abbiamo davanti, c’è la necessità di tornare a fare politica, così come la intendeva Berlinguer, c’è bisogno dei Partiti, così come sono concepiti nella Costituzione, che con l’articolo 49, recita “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Chiudo con un capoverso del libro di Cressati e Siliani, riportato nell’introduzione. “Come tutti i profeti che si rispettino, Berlinguer non ci propone visioni sempre chiare, nitide e prescrittive, quanto piuttosto intuizioni, lampi, segnali, magari contraddittori. Altre volte ha di fronte tracce più nette di percorsi da seguire sui quali si impegnò, anche testardamente e contro ogni ragionevole possibilità di successo, a guidare non solo la sua parte politica – i comunisti italiani e le classi sociali che a quel partito facevano riferimento – ma anche quella più vasta che riteneva la parte sana, pulita, progressista del Paese. È questo il programma del nostro libro, che si concentra su alcune delle intuizioni e delle linee politiche profetiche di Berlinguer che potrebbero essere utili, con linguaggio ancora suggestivo e convincente, alla politica di oggi: il valore universale della democrazia, i diritti, il lavoro, la qualità dello sviluppo, la giustizia e l’equità, l’interdipendenza globale, la questione morale, l’incontro tra il pensiero della sinistra storica e quello del cattolicesimo democratico. I pensieri lunghi, la visione del futuro.”

A Cagliari l’attualità di Berlinguer riguarda il tema della pace

Di ritorno dalla Sardegna per presentare il nostro “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente”, già si affacciano i ricordi. Tutti stupendi. L’accoglienza degli organizzatori a Cagliari  (Festival Premio Emilio Lussu e Fondazione Berlinguer), l’attenzione e la partecipazione degli intervenuti, l’ambiente stupendo della città. Nella sala intitolata al nostro eponimo abbiamo passato oltre due ore intense, abbiamo ragionato e discusso a fondo il tema dell’attualità del pensiero di Berlinguer in relazione al lavoro e alla pace. Una discussione seria, condotta con rigore e competenza da Salvatore Cherchi, uno degli intervistati del nostro libro.  Alla fine abbracci e strette di mano, firme sulle copie del libro e anche qualche invito a tornare per altri incontri.

Dopo Cagliari, a Oristano con EB

L’Associazione di promozione sociale Oristano e Oltre  ha organizzato un’altra presentazione del nostro libro “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente”.

L’incontro, patrocinato dalla Fondazione Enrico Berlinguer, si svolge sabato 25 marzo 2023 alle ore 10 in via Canepa 60, Oristano. Introduce il presidente dell’associazione Giampiero Vargiu, conduce il giornalista Enrico Carta.

Viaggio in Sardegna con EB: Cagliari

Inizia questa settimana il nostro viaggio in Sardegna per presentare nella “sua” terra il libro dedicato a Enrico Berlinguer.  Venerdì 24 marzo alle ore 18 a Cagliari, nella sala della Fondazione Enrico Berlinguer di via Emilia 39,  parleremo della nuova edizione di “Enrico Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente”,  grazie alla generosa ospitalità dell’Associazione Culturale L’Alambicco, che organizza la IX edizione del Festival Premio Emilio Lussu, e alla Fondazione Enrico Berlinguer. Partecipano all’incontro Maria Del Zompo e Salvatore Cherchi.  

 

 

 

Così Pierluigi Onorato ci parlò di Berlinguer

La scomparsa di Pierluigi Onorato priva il dibattito politico di un uomo che ha saputo contribuire con rigore e coerenza alla costruzione di un rapporto fecondo tra mondo cattolico e sinistra. Magistrato, deputato e poi senatore della Repubblica del gruppo Sinistra Indipendente dal 1979 al 1992, Onorato è stato una di quelle personalità “di fede cristiana, cattolici professanti” di cui, con la loro elezione nelle liste del PCI, come scriveva Berlinguer, si intendeva “mettere in valore l’apporto che la loro umana e civile esperienza, religiosamente formata, può dare alla comune opera di rinnovamento, sottolineando nel tempo stesso la laicità della politica e dell’impegno politico”.

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La serata Berlinguer a San Niccolò

Serata speciale il 15 febbraio 2023 alla Casa del popolo di San Niccolò a Firenze. Siamo stati invitati a presentare il nostro libro “Berlinguer. Vita trascorsa, vita vivente” (Castelvecchi Editore, 2023) e siamo stati accolti con amicizia e calore. Bella e intensa la discussione che ne è seguita. Grazie al presidente Leonardo Sgatti e a Sara Nocentini per l’organizzazione e a Paolo Maggi per le immagini.