Modernità di Berlinguer: incontro con Aldo Tortorella

L’11 giugno 1984 moriva Enrico Berlinguer. Per ricordarne la figura e dibattere alcuni dei più importanti aspetti del suo lascito politico e culturale l’Istituto Gramsci toscano ha promosso un incontro sulla sua figura nell’ambito delle iniziative per i 100 anni della fondazione del PCI. Protagonista dell’iniziativa è stato Aldo Tortorella, già membro della Segreteria nazionale del Pci, a cui hanno posto domande e sollecitazioni Simone Siliani e Paolo Ceccarelli. In seguito Alberto Leiss ha curato una sintesi di quanto emerso, oggi pubblicata sul periodico Cultura Commestibile.

Il ricordo di Berlinguer e delle sue idee – specialmente quelle su un nuovo internazionalismo, sulla pace, sulla centralità dei movimenti femministi e ambientalisti, sul rinnovamento dei partiti e della politica – assume nuova attualità, nell’anno in cui ricorre anche il centenario della nascita, di fronte al conflitto in Ucraina e all’aggravarsi di una crisi economica che riproduce gravi ingiustizie sociali. Mentre rischiano di essere ridimensionate le scelte per combattere la crisi climatica e l’inquinamento del pianeta. Nelle parole di Tortorella si profila un Berlinguer dalle caratteristiche  personali ed uniche, “un uomo che appariva per quello che era. Cosa rara davvero – aggiunge Tortorella – : la parola “persona” indica la “maschera” e spesso i politici assumono maschere che non corrispondono alla personalità reale”. Berlinguer “capo naturale” di cui si è fatto un mito. “Ma i miti – aggiunge Tortorella – non nascono senza dei fondamenti. Perché c’è questo mito? Per l’integrità morale, innanzitutto, che è un fatto importante quando si vede che la politica si è sfregiata, ma anche perché nessuno lo può avvertire come un uomo rivolto al passato, che predicava idee fuori dal mondo. Miriam Mafai scrisse che bisognava “Dimenticare Berlinguer”, ma aveva torto: la sua non era l’idea della modernità, ma di una certa modernità…Questa è la modernità di Berlinguer: capiva la necessità di stare dentro i processi, ma nello stesso tempo starci con un animo moralmente diverso”.

Il testo integrale su Cultura Commestibile

 

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