L’emozione di un dialogo “impossibile”: Enrico (1922) e Francesco (1936)

Mentre cercavo  goffamente di comporre questo elementare fotomontaggio che ritrae, entrambi sorridenti ai loro “fedeli”, Papa Francesco e Enrico Berlinguer, mi ha colto il consueto scrupolo: non sarà considerato un accostamento troppo strumentale? Sì, mi sono risposta, lo sarà. Poi però mi sono ricordata di una pagina di un quaderno su cui mia madre aveva incollato, affiancandole, le foto di due dei personaggi che ai suoi tempi (si era negli anni Sessanta) incarnavano le speranze di pace e progresso economico e umano della gente comune, Papa Giovanni e J.F.Kennedy.  Lei non si faceva tanti scrupoli e semplicemente individuava (milioni di persone con lei) chi in qualche modo, e a volte anche in modo storicamente discutibile, sapeva dar voce in quel momento a aspirazioni ed esigenze diffuse e positive.

Mi fa piacere che in “questo” momento la figura e il pensiero di Enrico Berlinguer riaffiorino piano piano nel dibattito della politica e della sinistra italiana. C’è tanta strada da fare, tanta analisi storica e riflessione politica da sviluppare. Tuttavia mi sembra che il desiderio di un nuovo pensiero, che sia base di una riforma della politica e di un rilancio della sinistra, si stia rafforzando e spinga a “recuperare” grandi contributi restati in ombra negli ultimi decenni. C’è ci ha tentato (con esiti diversi) “rifondazioni” e “rottamazioni”. Al loro confronto il “recupero”, inteso come il ritrovamento e l’utilizzazione “di cose disperse, rubate, o di cui si temeva la scomparsa, la perdita, la distruzione” (v. Treccani) è una operazione che, rispettosa di una storia,  si pone in atteggiamento costruttivo e direi “sostenibile” nei confronti del futuro.

In questa disposizione d’animo ho letto “Enrico e Francesco. Pensieri lunghi” di Pietro Folena (Castelvecchi, 2017). Un libro che, insieme a una riedizione aggiornata del volume dello stesso autore “I ragazzi di Berlinguer” del 1997, e a un saggio tutto nuovo intitolato “L’evaporazione. Come e perché è stato disperso il patrimonio della sinistra italiana”, propone nelle prime pagine una sorta di dialogo, “impossibile” ma ugualmente emozionante, tra Enrico Berlinguer e Papa Bergoglio, citandone letteralmente le espressioni intorno ad alcuni temi chiave: la pace, l’ambiente, il lavoro e la giustizia sociale, la dignità e la libertà delle donne, le nuove frontiere della scienza e della cultura, governare il mondo, la questione morale, il rinnovamento della politica e dei partiti. Lascio al lettore il piacere (quasi la consolazione) di scoprire come due pensieri e due linguaggi del tutto personali e provenienti da mondi, culture ed esperienze diverse possano oggi convergere su alcuni temi fondamentali per l’umanità.  Berlinguer (n. 1922) e e Bergoglio (n. 1936) avrebbero potuto parlarsi come fratelli anche dal punto di vista generazionale.  D’accordo, con i condizionali non si fa la storia, ma con i pensieri lunghi sì.

Susanna Cressati

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