1981, Enrico Berlinguer e la fine della spinta propulsiva

Cento anni fa la rivoluzione bolscevica. Nel nostro libro abbiamo dedicato al tema dello “strappo” del PCI dall’Unione Sovietica un intero capitolo. Tra i materiali di riferimento abbiamo utilizzato due tra i più celebri discorsi di Enrico Berlinguer. Il primo, in ordine di tempo, è  il discorso tenuto il 3 novembre del 1977 a Mosca in occasione della celebrazione del 60° anniversario della Rivoluzione d’ottobre. Un discorso molto breve (durò poco meno dei 7 minuti concessi) in cui il segretario comunista affermava essere la democrazia il valore storicamente universale sul quale fondare un’originale società socialista e che fu accolto con gelo assoluto dalla platea. Il secondo è un brano della conferenza stampa televisiva del 15 dicembre 1981, dopo la presa del potere del generale Jaruzelski in Polonia, in cui Berlinguer espresse il famoso concetto della “fine della spinta propulsiva”. Riproponiamo i due documenti qui di seguito, preceduti da un filmato che nella parte iniziale mostra Berlinguer nel corso del suo intervento a Mosca.

Democrazia, valore universale

Mosca, 3 novembre 1977 –

“Cari compagni, rivolgo a tutti voi il saluto fraterno del Pci. Con legittima fierezza – come ha detto il compagno Breznev – i comunisti e i popoli dell’Unione Sovietica festeggiano i 60 anni della vittoria della Rivoluzione socialista d’ottobre, anni di un cammino tormentato e difficile, ma ricco di conquiste nello sviluppo economico pianificato, nella giustizia sociale e nell’elevazione culturale; un cammino nel quale grandeggiano il vostro contributo determinante con il sacrificio di milioni e milioni di vite umane, alla vittoria sulla barbarie nazifascista e la vostra costante opera per difendere la pace mondiale.

Con la Rivoluzione socialista del ’17 si compie una svolta radicale nella storia; e così la sentono anche oggi i lavoratori di tutti i continenti. La vittoria del partito di Lenin fu di portata veramente universale perché ruppe la catena del dominio, fino ad allora mondiale, del capitalismo e dell’imperialismo, e perché, per la prima volta, pose a base della costruzione di una società nuova il principio della uguaglianza fra tutti gli uomini.

Attraverso la breccia aperta qui 60 anni fa, presero vita i partiti comunisti e, successivamente, in conseguenza del mutamento nei rapporti di forza su scala mondiale realizzatosi con la sconfitta del nazismo, in altri paesi si è potuto intraprendere il passaggio dal capitalismo a rapporti sociali e di produzione socialisti mentre in interi continenti si sono affermati movimenti che hanno fatto crollare i vecchi imperi coloniali e, nei paesi capitalisti, sono cresciute le idee del socialismo e l’influenza del movimento operaio.

Il complesso delle forze rivoluzionarie e di progresso – partiti, movimenti, popoli, stati – ha in comune l’aspirazione ad una società superiore a quella capitalistica, alla pace, ad un assetto internazionale fondato sulla giustizia: qui sta la ragione indistruttibile di quella solidarietà internazionalista che va continuamente ricercata.

Ma è chiaro anche che il successo della lotta di tutte queste forze varie e complesse esige che ciascuna segua vie corrispondenti alle peculiarità e condizioni concrete di ogni paese, anche quando si tratta di avviare e portare a compimento l’edificazione di società socialiste: l’uniformità è altrettanto dannosa dell’isolamento.

Per quanto riguarda i rapporti tra i partiti comunisti e operai, essendo pacifico che non possono esistere fra essi partiti che guidano e partiti che sono guidati, lo sviluppo della loro solidarietà richiede il libero confronto delle opinioni differenti, la stretta osservanza della autonomia di ogni partito e della non ingerenza negli affari interni.

Il Partito comunista italiano è sorto anche esso sotto l’impulso della rivoluzione dei Soviet. Esso è poi cresciuto soprattutto perché è riuscito a fare della classe operaia, prima e durante la Resistenza, la protagonista della lotta per la riconquista delle libertà contro la tirannide fascista e, nel corso degli ultimi 30 anni, per la salvaguardia e lo sviluppo più ampio della democrazia.

L’esperienza compiuta ci ha portato alla conclusione – così come è avvenuto per altri partiti comunisti dell’Europa capitalistica – che la democrazia è oggi non soltanto il terreno sul quale l’avversario di classe è costretto a retrocedere, ma è anche il valore storicamente universale sul quale fondare un’originale società socialista.

Ecco perché la nostra lotta unitaria – che cerca costantemente l’intesa con altre forze di ispirazione socialista e cristiana in Italia e in Europa occidentale – è rivolta a realizzare una società nuova, socialista che garantisca tutte le libertà personali e collettive, civili e religiose, il carattere non ideologico dello stato, la possibilità dell’esistenza di diversi partiti, il pluralismo nella vita sociale, culturale e ideale.

Compagni, grandi sono i compiti a cui siete chiamati dagli stessi alti traguardi raggiunti nello sviluppo del vostro paese, e alta è la funzione che vi assegna la delicata fase internazionale nella lotta per la pace, per la distensione, per la cooperazione fra tutti i popoli.

Molto cammino dobbiamo ancora percorrere tutti. Noi comunisti italiani siamo certi tuttavia che, sviluppando secondo i compiti e i modi che a ciascuno sono propri i risultati della Rivoluzione d’ottobre, i partiti comunisti e operai, i movimenti di liberazione, le forze progressiste di ogni paese riusciranno a determinare – nel conseguente universalizzarsi della democrazia, della libertà e dell’emancipazione del lavoro – il superamento su scala mondiale del vecchio assetto capitalistico e, quindi, ad assicurare un futuro più sereno e felice per tutti i popoli. Vi ringraziamo, cari compagni, per il vostro invito a queste solenni celebrazioni della Rivoluzione d’ottobre e accogliete il caloroso augurio che i comunisti italiani trasmettono ai comunisti, ai lavoratori, ai popoli dell’Unione Sovietica per il successo della causa della pace e del socialismo”.

La spinta che non c’è più

Conferenza stampa televisiva del 15 dicembre 1981

Berlinguer: Quello che mi pare si possa dire in linea generale -forse su questo tema potremo tornare- è che ciò che è avvenuto in Polonia ci induce a considerare che effettivamente la capacità propulsiva di rinnovamento delle società, o almeno di alcune società, che si sono create nell’est europeo, è venuta esaurendosi. Parlo di una spinta propulsiva che si è manifestata per lunghi periodi, che ha la sua data d’inizio nella rivoluzione socialista d’ottobre, il più grande evento rivoluzionario della nostra epoca, e che ha dato luogo poi a una serie di eventi e di lotte per l’emancipazione nonché a una serie di conquiste.

Oggi siamo giunti a un punto in cui quella fase si chiude, e per ottenere che anche il socialismo che si è realizzato nei paesi dell’est possa conoscere una nuova era di rinnovamento e di sviluppo democratico, sono necessarie due cose fondamentali: prima di tutto è necessario che prosegua il processo della distensione, perché è chiaro che l’inasprimento della tensione internazionale, la corsa agli armamenti portano all’irrigidimento dei vari regimi, compresi quei regimi; inoltre, è necessario che avanzi un nuovo socialismo nell’ovest dell’Europa, nell’Europa occidentale, il quale sia inscindibilmente legato e fondato sui valori e sui principi di libertà e di democrazia. Si tratta, in sostanza, della politica, della strategia, dell’ispirazione fondamentale del nostro partito, che ricevono da quei fatti una nuova conferma.

Turone: Non le sembra in questa risposta di avvertire l’eco quasi storica di una felice eresia, a mio giudizio? Lei dice che la capacità di propulsione e di rinnovamento delle società dell’est europeo si è andata esaurendo; si chiude un ciclo. Ora, io vorrei sapere perché si chiude questo ciclo. Solo perché ci sono stati errori o anche perché forse c’è qualcosa che non funzionava nell’ideologia? Mi sembra di ricordare che nel documento già citato ci fosse una frase, quella sulla necessaria indissolubilità fra democrazia e socialismo, richiamata adesso da lei, che, sotto il profilo dell’ortodossia leninista, è veramente, felicemente eretica. Possiamo dedurne che il PCI, il quale è all’avanguardia nella coraggiosa opera di revisione in corso in campo comunista, ha finalmente messo in soffitta accanto a zio Stalin anche babbo Lenin?

Berlinguer: Noi pensiamo che gli insegnamenti fondamentali che ci ha trasmesso prima di tutto Marx e alcune delle lezioni di Lenin conservino una loro validità, e che vi sia poi, d’altra parte, tutto un patrimonio e tutta una parte di questo insegnamento che sono ormai caduti, che debbono essere abbandonati con gli sviluppi nuovi che abbiamo dato alla nostra elaborazione, che si concentra su un tema che non era il tema centrale dell’opera di Lenin.

Il tema su cui noi ci concentriamo è quello della via al socialismo e dei modi e delle forme della costruzione socialista in società economicamente sviluppate e con tradizioni democratiche quali sono le società dell’occidente europeo. È chiaro che l’esplorazione di vie verso il socialismo, in questa parte dell’Europa e del mondo, richiede soluzioni del tutto originali, rispetto a quelle che si sono attuate nell’Unione Sovietica e che poi si sono via via attuate negli altri paesi dell’est, sia europeo sia asiatico.

 

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